Lo spread BTp-Bund torna a scaldarsi: ecco i tre motivi dell’impennata a 141
Pesano Omicron e le decisioni della Bce, ma negli ultimi giorni sta crescendo un tema nuovo sull’Italia: quello politico
di Morya Longo
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L’incertezza per l’evolversi della pandemia. La consapevolezza che la Bce da marzo ridurrà significativamente gli acquisti di titoli di Stato. C’è ovviamente tutto questo dietro la continua salita dello spread tra BTp e Bund, arrivato ieri a 141 punti base in apertura lunedì per poi chiudere a 137. Ma ora a spingere il rendimento dei BTp verso l’alto c’è anche un altro fattore, questa volta tutto italiano: quello che potremmo chiamare effetto-Draghi al contrario.
I mercati iniziano infatti a fare i conti con la possibile conclusione dell’esperienza di Governo dell’ex presidente della Bce, qualora lo stesso Premier venisse eletto presidente della Repubblica. Questo - agli occhi degli investitori - riporta d’attualità un certo rischio politico, con l’eventualità che alla fine si vada ad elezioni anticipate. Così, tra Omicron e Bce, sui titoli di Stato italiani tornano le pressioni di sempre.
Effetto Bce e Fed
È ovviamente difficile capire quanto pesino sullo spread i vari motivi che lo spingono verso l’alto. Ma se si guardano le date e si confrontano i grafici, qualche indicazione utile si può provare ad averla. La prima data chiave per capire il movimento dello spread è il 16 dicembre: giorno in cui la Bce ha annunciato la fine - a marzo 2022 - del programma pandemico di acquisti di bond. È vero che il piano sarà parzialmente compensato con acquisti sotto un altro programma, ma il mercato ha avuto l’ufficializzazione che nel 2022 la Bce non sarà più quella mangia-bond che è stata nel 2020 e 2021.
Tra l’altro proprio il giorno precedente la Fed era stata molto più dura. Questo sullo spread ha avuto un effetto duplice: il differenziale è salito post-Fed e pre-Bce (da 128 del 15 dicembre a 133 del 16), ma dopo la conferenza stampa della Bce è tornato a 128 punti base (il 17 dicembre). Dunque volatilità, ma non molto di più. Tensione, ma niente di che. E gli spread sui titoli decennali tedeschi di Spagna e Portogallo, pur con numeri più bassi e proporzioni più blande, hanno fatto lo stesso movimento.
La conferenza stampa di Draghi
L’altra data chiave è quella del 22 dicembre, giorno della conferenza stampa di fine anno di Mario Draghi. È qui che lo spread italiano inizia a salire davvero, con un ritmo decisamente maggiore rispetto agli analoghi indicatori di Spagna e Portogallo: dai 132 punti base della chiusura del giorno precedente, lo spread BTp-Bund sale a 135 il 22 stesso fino a 141 di lunedì mattina. Nello stesso arco di tempo lo spread della Spagna è rimasto sostanzialmente stabile intorno a 77-78 punti base e quello del Portogallo idem intorno a 65-66. Dunque è innegabile che un effetto-Draghi ci sia stato.



