Credit Suisse, per analisti prestito sufficiente nel breve, ma fiducia da ritrovare
Il recupero in Borsa delle banche sembra rassicurare sul fatto che le ripercussioni del caso Credit Suisse potrebbero essere arginate anche se la situazione complessiva resta incerta
di Andrea Fontana
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(Il Sole 24 Ore Radiocor ) - Torna la calma sui mercati, con le rassicurazioni della banca centrale svizzera di un prestito fino a 50 miliardi di franchi al Credit Suisse, ma la chiave di volta è il ritorno della fiducia nella tenuta del sistema finanziario nel suo complesso. In scia al rimbalzo del titolo Credit Suisse a Zurigo è in recupero tutto il settore bancario europeo: i titoli dei principali istituti mostrano incrementi tra il 2% e il 4%, da Ubs al Santander, Deutsche Bank, Barclays e Unicredit segnano le migliori performance sui rispettivi listini.
«Il recupero della fiducia è la chiave per le azioni Credit Suisse», osserva Anke Reingen di Rbc Capital aggiungendo che il recupero in Borsa delle banche sembra rassicurare sul fatto che le ripercussioni del caso Credit Suisse potrebbero essere arginate anche se la situazione complessiva resta incerta. Idea ribadita dalla società di broker Baader Halvea secondo cui la fiducia rappresenta il fattore più importante per una banca e al momento il Credit Suisse è da ritenersi vulnerabile e debole con un piano che indica un ritorno sugli asset tangibili di gruppo intorno al 6% giudicato dagli analisti come non sufficiente a coprire il costo del capitale.
Liquidità ok nel breve termine
Secondo Equita Sim, l'iniezione di risorse arrivata con il maxiprestito ottenuto dalla Swiss National Bank è «consistente se rapportata al livello di liquidità dichiarato dalla banca al 14 marzo (Lcr = 150%) e all`ammontare complessivo dei depositi (233 miliardi di franchi svizzeri) ed è ragionevolmente finalizzata a garantire i clienti sulla capacità dell`istituto di onorare i propri impegni, evitando una crisi di liquidità che potrebbe manifestarsi in caso di deflussi dei depositi. Riteniamo che l'iniezione di liquidità possa essere una misura di supporto nel breve termine, ma difficilmente possa essere sufficiente a garantire una soluzione ai problemi della banca (fiducia del mercato sulla strategia/brand, ristrutturazione complessa) su cui sono necessarie misure più incisive».
«La linea di liquidità fornita dalla banca centrale svizzera dovrebbe rassicurare gli investitori sulla solvibilità di Credit Suisse che al 14 marzo aveva ulteriormente rafforzato il Liquidity coverage ratio (Lcr) dal 144% di fine 2022 al 150% - osservano da Intermonte - Riteniamo che la situazione rimanga complessa: la Bce ha chiesto alle banche europee l’esposizione verso Credit Suisse, riteniamo che Ubs potrebbe intervenire in una operazione di salvataggio».
Ubs, timori su solvibilità principali istituti è esagerata
«I timori riguardanti al solvibilità delle principali banche sono esagerate. Le forti posizioni patrimoniali e la stretta sorveglianza regolamentare sugli istituti di rilevanza sistemica fanno sì che non prevediamo problematiche di solvency nelle banche principali. Le azioni messe in atto dalla Fdic e dalla Fed dovrebbero ulteriormente ridurre i rischi di liquidità per le banche americane e per le filiali americane di banche estere mentre la posizione di liquidità della maggior parte delle banche europee resta molto forte». Così gli analisti di Ubs commentando la situazione di tensione del settore bancario che si è originata con il crollo a Zurigo dei titoli di Credit Suisse a pochi giorni dal caso di Silicon Valley Bank e degli istituti regionali Usa. Secondo Ubs i rischi per chi ha depositi presso la maggior parte degli istituti è «molto basso», d'altra parte le condizioni di funding più rigide potrebbe aumentare il rischio di liquidità per un piccolo numero di istituti e stanno aumentando i fattori negativi per la profittabilità degli istituti.

