Chi è Sam Altman, l’inventore di ChatGPT silurato e poi tornato sul trono a furor di popolo
Altman crea OpenAI come non profit salvo poi convertirsi velocemente al for profit e cercare in maniera aggressiva finanziatori
di Angela Manganaro
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«Occuparsi troppo di ciò che pensano gli altri fa di te una pecora. Essere fraintesi non è una debolezza ma una forza. Tu e un gruppo di ribelli avete lo spazio per risolvere un importante problema che in altro modo non potrebbe essere risolto». Nel suo blog blog.samaltman.com, Sam Altman dice come la pensa su tutto e a proposito dell’occuparsi troppo di ciò che pensano gli altri cita «le memorabili parole di Coco Chanel: “Non mi interessa ciò che pensi di me. Io non ti penso affatto”».
Queste parole assumono nuovo significato ora che Samuel Altman è sotto i riflettori. Altman, 38 anni, nato a Chicago ma cresciuto a Saint Louis, studente non laureato di computer science e matematica alla Stanford University, è il creatore di Chat GPT, il chatbot che dimostra gli impressionanti passi fatti nel campo dell’Intelligenza Artificiale di largo consumo. Un modello di linguaggio che può scrivere una lettera o una canzone o un compito al posto tuo e che è già stata vietata nelle scuole di New York.
In questi giorni, novembre 2023, Altman non è solo il volto più rappresentativo dell’Intelligenza Artificiale di Silicon Valley, è anche il manager cacciato dalla sua stessa creatura Open AI per poi essere assunto dal suo massimo finanziatore, Microsoft, e ritornare nel giro di poche ore vincitore in Open AI spinto anche dai dipendenti che si ribellano come aveva profetizzato lo stesso Altman sul suo blog.
Si dice che tra i motivi che hanno spinto Open AI a licenziare Altman ci sia anche la voglia di profitto di quest’ultimo che non lascerebbe spazio a remore morali sui progressi dell’Intelligenza artificiale. Nessun freno alla ricerca neanche quello che può danneggiare la società e le nostre vite.
L’ambizione
Eppure Altman ha sempre professato un’intelligenza artificiale per il «bene dell’umanità». Ha ricevuto il suo primo Mac a otto anni e presto, racconta la madre dermatologa, imparò a smontarlo e rimontarlo alla perfezione. Quattro anni fa aveva dichiarato la sua ambizione: «Imitare il cervello umano». Così si è concentrato sulla «A.G.I. l’Artificial General Intelligence intesa come una macchina che può fare qualsiasi cosa faccia il cervello. Il mio obiettivo in OpenAi è creare una A.G.I. largamente vantaggiosa».

