I bancari? Sempre di meno, più tecnologici. E soprattutto donne
di Cristina Casadei
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Se dovessimo immaginare come saranno banche e bancari del futuro dovremmo parlare di un mondo che si muove sempre meno su una dimensione fisica e sempre più su una digitale. Gli sportelli vengono chiusi e le visite dei clienti calano, mentre la digitalizzazione, la normativa europea e l’avanzata dei Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple) impongono alle banche un’attenzione sempre più forte alla loro redditività. Il volto che incroceranno i clienti in banca o al contact center, sarà sempre più spesso quello di una donna (sono il 45,9%), quarantenne (l’età media è 42,5 anni), molto probabilmente laureata, con un’anima digitale e capace di offrire consulenza ad ampio spettro, polizze e pacchetti di welfare inclusi.
I numeri
Questa nuova immagine ha però qualche aspetto che, soprattutto per i sindacati, suona come uno stridio. I numeri. Non tanto quelli del potere di acquisto dei lavoratori bancari, visto che la retribuzione contrattuale annua, secondo quanto emerge dal rapporto 2018 sul mercato del lavoro che Abi ha presentato a Milano, ha consentito il pieno recupero del potere di acquisto eroso dall’inflazione - anche se il calcolo si limitasse alla sola analisi delle voci tabellari nazionali - , quanto il loro numero fisico. La platea dei lavoratori interessata dal prossimo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei bancari (questo venerdì è previsto un incontro tra Abi e sindacati per fare il punto sulla disdetta) si
assottiglia di anno in anno. I bancari dipendenti delle 359 aziende associate ad Abi sono scesi anche sotto la soglia dei 300mila. Stando ai dati del rapporto Abi del 2018 sono rimasti 297.700 (dato al 31 dicembre 2017): 267.600 nei 46 gruppi bancari e 30.100 nelle 155 imprese indipendenti. Quello dell'industria finanziaria è un mondo dove i dipendenti sono sempre di meno, per effetto dell'atterraggio di importanti piani di ristrutturazione che hanno interessato molte decine di migliaia di bancari. Appena 5 anni prima, al 31 dicembre 2012, come si può leggere nel rapporto Abi del 2013, le imprese erano 476 e avevano 323.400 addetti. Di questi, 289.800 dipendenti delle banche e 33.600 di società finanziarie.
La contrazione
Siamo dunque di fronte a una progressiva contrazione che nel 2017, rispetto al 2016, effettuando il confronto tra campioni omogenei di aziende, secondo quanto calcolato dall'Abi, è del 4,2%. Un dato che trova conferma anche nella relazione annuale della Banca d'Italia dello scorso maggio da cui emerge una diminuzione dei dipendenti nel credito del 4,5%. Si tratta di un processo in corso ormai da molti anni, di cui oggi si cominciano a vedere chiaramente gli effetti. Sui numeri assoluti, ma anche sul ricambio generazionale.
L’effetto delle ristrutturazioni

