Emergenza lavoro, tra «navigator» e quota 100 il gran ritorno del posto statale
di Alberto Orioli
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Sono due le certezze del decretone su reddito di cittadinanza e quota 100 : ci sarà una corsa contro il tempo per assumere i 10mila navigator che dovranno aiutare chi cerca un lavoro a trovarlo; ci sarà una sostituzione automatica del personale pubblico che deciderà di ricorrere al prepensionamento stimata in circa 70mila unità.
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Nel complesso 80mila nuovi occupati da aggiungere ai 140mila statali in più promessi dalla legge di bilancio per quest’anno. In attesa che l’Italia diventi il Mississippi e consenta ai disoccupati di trovare lavoro con la app del telefonino, la mano pubblica farà il suo gioco in modo massiccio. E, per stare a una statistica un po’ grezza, trovare impiego a oltre 200mila persone significa abbattere la disoccupazione ufficiale di oltre il 7 per cento.
Lega e Movimento 5 stelle, oggi impegnati in una nuova turbolenza verbale legata alla campagna elettorale per le europee, sono saldamente concordi nell’adozione di un modello “neo-democristiano” della gestione dell’emergenza lavoro. Così il valore simbolico-politico dei navigator assomiglia sempre più a quello che avevano i postini ai tempi di Antonio Gava (9.300 solo nel 1987) e Remo Gaspari (5mila solo nel 1984). Non sembri un paragone irriverente o fuori luogo: la nuova concezione delle forze populiste oggi al Governo del Paese non fa mistero di un ritorno alla primazia del modello pubblico sia quando si tratti di annunciare nazionalizzazioni ai limiti dell’impossibile (Alitalia, Mps, Carige) sia quando si rivendichi il ruolo dello Stato come “livellatore” delle diseguaglianze.
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