L’inflazione Usa peggio delle stime affonda Wall Street. L’Europa chiude in calo
Delusa la speranza degli osservatori che ormai il picco dei prezzi fosse stato raggiunto. Per future Fed Funds possibile rialzo tassi Usa di un punto. L'euro sale a 1,017 dollari, poi ritraccia. Spread in calo a 226 euro, rendimento decennale in rialzo
di Stefania Arcudi
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Seduta a due facce per le Borse europee che sono partite in rialzo e chiudono in discesa, sui minimi di giornata, in scia a una Wall Street in caduta libera. Lo spartiacque è stato il dato sull’inflazione americana, peggiore delle aspettative (+8,3% ad agosto, contro stime per +8% dopo il +8,5% di luglio): il mercato sperava che i prezzi avessero toccato il picco, cosa che avrebbe potuto indurre la Federal Reserve a più miti consigli. Così non è stato e, anzi, tra gli analisti c’è chi ipotizza che la Banca centrale americana possa essere ancora più aggressiva e aumentare il costo del denaro di un punto percentuale alla prossima riunione, contro i 75 punti base finora previsti.
Così a Milano il FTSE MIB ha tirato il freno a mano, lasciandosi alle spalle i buoni rialzi delle ore precedenti. Stessa tendenza sulle altre principali piazze finanziarie del Vecchio Continente, dal DAX 30 di Francoforte al CAC 40 di Parigi, passando per Londra (FT-SE 100) e Madrid (IBEX 35).
Wall Street in forte calo dopo dato inflazione
Wall Street chiude in forte calo. Il Dow Jones perde il 3,94% a 31.105,03 punti, il Nasdaq cede il 5,16% a 11.633,57 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno il 4,32% a 3.932,64 punti. La Borsa americana è in caduta libera. Ad agosto, i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono aumentati rispetto al mese precedente, al contrario delle attese (+0,1%, contro il -0,1% previsto). Peggiore del consensus anche il dato annuale (+8,3%, dopo il +8,5% di luglio, ma peggiore del +8% atteso). Nell'ultimo mese, i prezzi energetici sono diminuiti del 5%, mentre i prezzi dei generi alimentari sono aumentati dello 0,8%, per un rialzo annuale rispettivamente del 23,8% e dell'11,4%, quest'ultimo dato il più alto dal maggio 1979.
«A nostro avviso - dicono gli analisti di Mps Capital Services - non dovrebbe incidere più di tanto sulla decisione della Fed di alzare di ulteriori 75 punti base i tassi la prossima settimana». Tuttavia un dato sotto l’8% avrebbe portato il mercato a prezzare al ribasso il percorso di rialzi della Banca centrale con riflessi soprattutto sul dollaro.
Future Fed Funds, 20% probabilità rialzo tassi Usa di 1 punto
Dopo il dato Cpi sull'inflazione di agosto negli Stati Uniti, il mercato alza le possibilità di un deciso aumento dei tassi d'interesse per contrastarla. I future sui Fed Funds (che indicano le possibilità che il mercato attribuisce a una mossa di politica monetaria), attribuiscono un 20% di possibilità a un rialzo dei tassi di 1 punto percentuale e un 80% di possibilità a un rialzo di 75 punti base.
A Piazza Affari Tim sotto i riflettori, in coda Prysmian
Sull’azionario milanese, dove il FTSE MIB, partito in buon rialzo, ha finito quasi tutto in rosso, si sono salvate Finecobank, Mediobanca e Telecom Italia, che risale dai minimi storici toccati la settimana scorsa. Cali generalizzati e pesanti per gli energetici, gli industriali e i tecnologici. Sotto i riflettori Amplifon con gli analisti di Barclays che hanno avviato la copertura con overweight e target price a 31 euro, mentre Volatili i bancari, sostenuti nelle scorse sedute dalle prospettive di aumenti dei tassi, da Unicredit a Banca Pop Er. Frena dopo l'avvio sprint con stop in volatilità Banca Mps in vista dell'assemblea di giovedì chiamata ad approvare il maxi-aumento di capitale da 2,5 miliardi. In coda al listino principale milanesi Iveco Group e Pirelli & C mentre Generali perde quota dopo che SocGen ha ridotto il target price. Giù anche Prysmian.
Spread chiude in calo a 226 punti
Chiusura in calo per lo spread BTp/Bund, che, in un contesto di generale debolezza per i titoli di Stato della Zona Euro, guadagnato terreno rispetto ai bond tedeschi colpiti dalle vendite dopo il dato sull'inflazione americana. A fine seduta, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (Isin IT0005494239) e il pari scadenza tedesco si è attestato a 226 punti, in aumento di 4 centesimi rispetto al closing della vigilia. In aumento, invece, il rendimento del BTp decennale benchmark, indicato in chiusura al 3,98% dal 3,94% della chiusura di lunedì, dopo essere affacciato sulla soglia del 4 per cento.


