Reddito di cittadinanza: ecco le 10 tappe per avere l’assegno
di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci
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Definita in manovra la partita sui fondi (7,1 miliardi complessivi per il 2019), la prima sfida per l’avvio del reddito di cittadinanza è l’accordo da trovare con le Regioni sulla distribuzione dei 4mila nuovi operatori chiamati a potenziare l’attuale organico di 8mila dipendenti dei centri per l’impiego.
Il tema sarà oggetto della Conferenza Stato Regioni, che dovrà stabilire come assegnare il nuovo personale che farà da tutor (o meglio da “navigator”). La seconda sfida è rappresentata, invece, dal percorso parlamentare ricco di insidie per la conversione del decreto legge istitutivo del nuovo sussidio, il cui varo - stando agli annunci del vicepremier Luigi Di Maio - è atteso subito dopo l’Epifania.
Il timing contenuto nell’ultima bozza elaborata dai tecnici del ministero del Lavoro, coordinati da Pasquale Tridico (economia del lavoro, Università Roma Tre) prevede un percorso riassumibile in dieci tappe: dal 1° marzo i circa 5 milioni di potenziali beneficiari della misura di sostegno al reddito potranno presentare una domanda a Poste italiane, tramite un modello telematico. Sarà l’Inps a dare una risposta positiva o negativa, dopo aver verificato il possesso o meno dei requisiti richiesti. Con il via libera dell’Inps, per avere il sussidio bisognerà recarsi entro 30 giorni agli uffici postali per ritirare la card con l’importo spettante. Queste prime quattro fasi devono concludersi entro il 30 aprile, nei piani del governo.
A questo punto sono tre le opzioni possibili. Entro i 30 giorni successivi, quindi nel mese di maggio, il soggetto interessato dovrà recarsi presso un centro per l’impiego o un’agenzia privata per stipulare un “patto di lavoro”, impegnandosi a ricercare attivamente un impiego. Se è una persona svantaggiata e con problemi di disagio sociale dovrà, invece, firmare un “patto di inclusione sociale” che prevede il coinvolgimento di comuni e servizi sociali - come avviene attualmente per il reddito di inclusione (Rei)-, in affiancamento agli intermediari pubblici o privati. Il beneficiario del sussidio dovrà rispettare alcune condizioni (mandare i figlio a scuola, impegnarsi a non assumere alcolici, solo per citare alcuni esempi).
La terza opzione, invece, prevede che nel meccanismo del reddito di cittadinanza possano entrare direttamente anche le imprese con il “patto per la formazione”. I datori devono comunicare le vacancies a centri per l’impiego e agenzie per il lavoro. Dal momento in cui assumeranno il beneficiario del reddito, le imprese otterranno uno sgravio contributivo da 5 mensilità (6 per donne e disoccupati di lunga durata) a 18 mensilità. Se l’impresa attinge alla nuova risorsa attraverso un’agenzia per il lavoro o un ente di formazione, l’incentivo fiscale è riconosciuto al 50% ad entrambi. «Uno degli effetti della misura - spiega Tridico - è che per beneficiare di questi incentivi le imprese dovranno dialogare attivamente con i job center pubblici e privati, mentre adesso il dialogo con i centri per l’impiego è carente. L’altro risultato importante sarà quello di aumentare la partecipazione al mercato del lavoro, spingendo soprattutto gli scoraggiati ad attivarsi».



