Bce in soccorso dei Paesi più esposti: mandato per nuovo scudo anti-spread e reinvestimenti del programma pandemico
Il Consiglio direttivo della Bce convocato in una riunione di emergenza accelera i lavori su nuovo strumento “anti-frammentazione”, lo scudo anti-spread per difendere la trasmissione della politica monetaria
di Isabella Bufacchi
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Il Consiglio direttivo della Bce, in una riunione di emergenza, ha deciso oggi di intervenire con la flessibilità del programma pandemico Pepp contro la speculazione dei mercati per ridurre gli spread eccessivi e “preservare il funzionamento dei meccanismi di trasmissione della politica monetaria”. La Bce ha deciso inoltre di accelerare i lavori in corso per creare un nuovo strumento “anti frammentazione”.
Il Consiglio direttivo ha potuto attivare la flessibilità nei reinvestimenti dei titoli che scadono nell’ambito del programma di acquisti per l’emergenza pandemica Pepp, in quanto il recente allargamento degli spread «nella situazione attuale del mercato» è stato collegato «alle vulnerabilità nelle economie dell’area dell’euro» provocate dalla pandemia. Bloccare l’allargamento eccessivo degli spread e contenere il rialzo dei rendimenti che va oltre i fondamentali aiuta la Bce nella normalizzazione della politica monetaria.
Perché il Pepp?
L’attivazione della flessibilità nei reinvestimenti del programma di acquisti per l’emergenza pandemica Pepp è l’unico scudo anti-spread pronto all’uso, al momento, nella cassetta degli attrezzi della Bce. Per questo è stato attivato prontamente oggi.
Il Pepp, programma lanciato il 26 marzo del 2020 e chiuso con la fine degli acquisti netti di attività lo scorso marzo, ha raggiunto un portafoglio titoli da 1.700 miliardi circa, con una quota di titoli italiani attorno ai 280 miliardi, contro i 412 miliardi di titoli tedeschi. La flessibilità nel reinvestimento dei titoli che scadono, mirata a frenare la speculazione e l’allargamento degli spread, significa in teoria che quando scade un titolo di Stato decennale tedesco, il capitale rimborsato viene reinvestito dalla Bce in BTp e non in Bund.
Le OMT non servono ora
L’altro strumento tuttora nel cassetto della Bce, le OMT (operazioni monetarie definitive) del whatever it takes di Mario Draghi, è stato creato nel 2012 in risposta alla crisi del debito sovrano europeo e sebbene sia teoricamente utilizzabile (pur non essendo mai stato attivato) non è appropriato per gestire l’attuale situazione e turbolenza dei mercati perché ha un tipo di condizionalità (la richiesta di aiuto al MES da parte dello Stato colpito dalla speculazione) mirata a evitare l’azzardo morale e a imporre un programma di aggiustamento macroeconomico. Le OMT restano uno strumento valido nel caso di attacco speculativo contro un Paese specifico.


