Riscaldamento climatico. Ecco i nuovi studi (e le nuove contromisure)
di Jacopo Giliberto
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Il ritratto di una catastrofe dipinto dai ricercatori assume contorni meglio definiti. Il rischio di riscaldamento climatico sta fra 1,2 e 3 gradi in più, invece che tra 1,5 e 4,5 gradi. La rivista scientifica Nature ha pubblicato uno studio sulle previsioni del cambiamento climatico il quale dettaglia meglio l’inervallo previsto di innalzamento di temperatura dell’aria che avvolte il pianeta Terra.
Attenzione, mezzo grado in più o in meno a noi profani potrà sembrare una sciocchezza, ma una temperatura media appena più tiepida per tutta l’atmosfera del mondo significa quantità enormi di energia in più, e divari del modo di innalzarsi dei mari allo scioglimento dei ghiacci polari.
Una pennellata di mezzo grado in più o in meno può significare la condanna per un Paese intero come l’Italia a diventare un deserto di dune e cammelli, oppure un acquitrino di piogge senza fine. A titolo di esempio, si stima che con 3 gradi in più il pianeta perderà 260mila chilometri quadri di zone umide e di deserti aridi. Restringere l’intervallo di incertezza permette di attrezzare difese meglio adeguate.
L’Accordo di Parigi sul clima, dicembre 2015, fissava un obiettivo sotto i 2 gradi, meglio se non oltre 1,5 gradi. Circondati da incertezze sul futuro, anche i climatologi continuano a impegnare le meningi per sommare e mettere in interrelazione migliaia di variabili.
Nell’articolo Emergent constraint on equilibrium climate sensitivity from global temperature variability (clicca qui per leggere lo studio, in inglese) i ricercatori Peter M. Cox, ricercatore delle dinamiche dei sistemi climatici all'Università di Exeter, con Chris Huntingford e Mark S. Williamson sostiene di aver ridotto l’incertezza sul cambiamento climatico del 60%, restringendo un intervallo di potenziale riscaldamento da 3 ° C a 1,2 ° C, con conseguenze su come la comunità internazionale potrà raggiungere gli obiettivi climatici delineati a Parigi.
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