Crollo Ponte Genova: tempi lunghi per cantieri e perizie. Spunta ipotesi vizio occulto
di Maurizio Caprino
3' min read
3' min read
Le dichiarazioni ufficiali sono tranquillizzanti, ma i lavori di demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi potrebbero non entrare nel vivo così presto: i progetti sono ancora sostanzialmente allo stadio preliminare. Questo incide anche sui tempi dell’inchiesta della Procura. Nella quale si sta affacciando per la prima volta concretamente anche l’ipotesi che il crollo del 14 agosto possa essere stato dovuto a un vizio di costruzione che non poteva essere noto ad Autostrade per l’Italia (Aspi).
Tempi e perizie
Che i tempi possano essere lunghi è dimostrato da un fatto oggettivo: stamattina l’udienza per l’incidente probatorio in corso si è chiusa con un rinvio all’8 febbraio. E questo rinvio è meramente interlocutorio: il punto è che nessuno sa con esattezza quando i periti nominati dalla Procura subito dopo il crollo consegneranno la loro relazione, finora attesa per metà gennaio.
Perché ora quest’incertezza? A prima vista, sembra strana, visto che sabato sera è arrivata anche la perizia del laboratorio Empa di Zurigo, che ha analizzato i materiali dei reperti selezionati dai periti e il loro grado di corrosione.
In realtà, al netto del fatto che la perizia è scritta in tedesco e va tradotta in italiano con la massima cura, il grado di corrosione non dice tutto. Tanto più che alcuni risultati appaiono incoerenti. Per esempio, è stato riscontrato in alcuni cavi di acciaio degli stralli un tenore di idrogeno molto alto, che di per sé renderebbe fragili i cavi stessi. Però non sono stati trovati segni di loro rotture fragili e, anzi, è stata registrata un’altissima resistenza meccanica. In altre parole, se i cavi si sono rotti, non sarebbe stato perché hanno ceduto (magari per corrosione), ma solo perché sarebbero stati sottoposti a uno stress eccezionale come quello dovuto al cedimento di un’altra parte strutturale del viadotto.
Resta da valutare con attenzione quanto il laboratorio svizzero ha trovato sul cosiddetto reperto 132, una parte di strallo su cui da ottobre si è appuntata l’attenzione di magistrati, investigatori e avvocati. La prima impressione è che le analisi non siano esaustive.

