Mercato cinese e innovazione lenta: tutte le nubi nel cielo di Apple
di Biagio Simonetta
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Sembrano lontani i giorni in cui Apple marciava, trionfalmente, oltre quota mille miliardi di dollari di capitalizzazione. Eppure era solo l'estate scorsa, quando il colosso di Cupertino sfondava quel muro immaginario oltre il quale mai nessuno era mai arrivato. Questo 2019, invece, è iniziato male: i dispetti del mercato cinese, la lettera di Cook, il taglio delle stime, il crollo in Borsa. In poche ore il titolo ha bruciato il 7,5%, relegando quella che era la regina dei cosiddetti Faang al terzo posto per capitalizzazione di mercato, dietro Microsoft ed Amazon.
Da quell'agosto trionfale a oggi, Apple ha bruciato 300 miliardi. Nella sua lettera agli investitori, Tim Cook, ha sottolineato l'influenza della «debolezza economica in alcuni mercati emergenti» che «si è rivelata avere un impatto significativamente maggiore di quello che avevamo previsto». Un chiaro riferimento alla Cina, la cui economia «ha iniziato a rallentare nella seconda metà del 2018». Secondo il Ceo, inoltre, «l'ambiente economico in Cina è stato ulteriormente influenzato dall'aumento delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Mentre il clima di crescente incertezza grava sui mercati finanziari, gli effetti sembrano aver raggiunto anche i consumatori, mentre il traffico nei nostri negozi e in quelli dei nostri partner in Cina è calato con il progredire del trimestre. I dati hanno dimostrato che la contrazione del mercato degli smartphone in Cina è stata particolarmente forte».
Ma ora i dubbi di addensano pesantemente: cosa sta succedendo ad Apple? E perché i mercati sembrano averle voltato le spalle? Sono domande complesse, inserite in uno scenario che negli ultimi anni, probabilmente, è andato anche al di là delle sue reali potenzialità. La crescita dei giganti tecnologici (Apple in testa) è stata smisurata, e non è detto che sia finita. Perché – è bene ribadirlo - la domanda di nuove tecnologie non è destinata ad esaurirsi. Negli ultimi mesi, però, gli ostacoli incontrati da Apple sono stati diversi. E l'impatto finanziario sembra essere la conseguenza più diretta.
Dalla Cina alla mancanza di innovazione
Non c'è dubbio che la Cina, oggi, sia il più grosso problema di Apple. L'azienda di Cupertino ha legato molto del suo successo al mercato cinese. Un mercato che ora si sta contraendo, con conseguenze negative visibili. Una situazione che sembra stretta dall'abbraccio mortale delle dispute commerciali fra gli Stati Uniti e il Paese del Dragone. Da una parte i consumatori cinesi potrebbero scegliere prodotti nazionali per un rinnovato sentimento patriottico. Dall'altra c'è un fattore più tangibile, meno teorico: un iPhone, in Cina, costa circa 900 dollari, mentre gli smartphone dei competitor autoctoni come Huawei e Xiaomi sono in vendita a 300 dollari. Differenze importanti, in un momento storico in cui la sensibilità verso il fattore prezzo è molto cresciuta in Cina. Apple così è scivolata al quinto posto nel mercato cinese degli smartphone, dietro a Huawei, Oppo, Vivo e Xiaomi.
C'è da aggiungere, poi, che i clienti cinesi di Apple non sono così fidelizzati come quelli statunitensi. Solo il 60% dei proprietari cinesi di iPhone prenderebbe in considerazione l'idea di rimanere fedele al marchio di Cupertino per il loro prossimo smartphone, secondo un rapporto della società di ricerche Aurora Mobile. Sondaggi simili, negli Stati Uniti, dimostrano invece che quasi il 90% degli utenti Apple probabilmente sceglierà ancora un iPhone. E questo è dovuto, in parte, anche alla popolarità, in Cina, dell'applicazione di WeChat. L'app di messaggistica istantanea, di proprietà di Tencent, in Cina è una specie di sistema operativo, all'interno del quale è possibile fare un po' tutto: messaggiare, giocare, pagare bollette, cinema, ristoranti, autobus, treni. E utilizzare WeChat su un iPhone o su uno smartphone Android offre praticamente la stessa esperienza d'uso. Per questo, oggi, per un cinese passare da iOS ad Android è meno doloroso che per altri utenti.

