Lo spread BTp-Bund vola oltre i 200 punti: ecco i quattro motivi della tempesta
Venerdì il differenziale ha toccato i 214 punti base, record dal maggio 2000. E non c’è solo la svolta della Bce dietro questa impennata
di Morya Longo
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Ci sono quattro motivi che spiegano l’impennata dei rendimenti e dello spread tra BTp e Bund. Venerdì i tassi dei nostri titoli di Stato decennali sono arrivati fino al 3,42% (massimo dal novembre 2018) con il differenziale rispetto ai titoli di Stato tedeschi lievitato fino a 214 punti base (record dal maggio 2020) per chiudere a 213. E le ragioni, come detto, sono quattro. Uno: gli imminenti rialzi dei tassi da parte della Bce. Due: l’avvicinarsi delle elezioni nel 2023, che iniziano a creare incertezza sul mercato. Tre: la frenata dell’economia. Quattro: il fatto che i BTp sono gli unici titoli di Stato del Sud Europa ad avere un mercato dei futures efficiente. Quattro ragioni, che sono destinate a pesare sulle quotazioni del debito italiano.
La ritirata della Bce
Il principale motivo dell’aumento dello spread è legato alla Bce: da grande acquirente di titoli di Stato fino a poco tempo fa, presto non comprerà più. Non solo: a partire da luglio inizierà anche ad alzare i tassi. Questo sta facendo salire i rendimenti di tutti i titoli di Stato europei (si pensi che i tassi decennali dei Bund tedeschi sono aumentati da -0,18% di inizio anno a 1,27% di ieri), e con essi tutti gli spread: i titoli decennali della Finlandia hanno aumentato lo spread sui Bund da 24 punti base di inizio anno a 43, l’Olanda è salita da 13 a 28 e - guardando al Sud Europa - la Spagna da 77 a 116. È normale che questo accada: quando i tassi salgono, sul mercato aumentano sempre le distanze tra il Bund e tutti gli altri titoli.
L’Italia soffre però più degli altri per la ritirata della Bce, dato che ha un debito pubblico maggiore e dunque beneficiava maggiormente degli acquisti di titoli da parte dell’Eurotower. Calcola Intesa Sanpaolo che negli ultimi due anni la Banca d’Italia (per conto della Bce) sia stata acquirente netta di titoli di Stato italiani per 280 miliardi di euro a fronte di emissioni nette pari a 246 miliardi di euro. Un sostegno enorme, che ora viene meno. L’Italia deve affidarsi agli investitori che, in un contesto di rialzi dei tassi, chiedono rendimenti maggiori. Questa è la motivazione principale dell’aumento dello spread tra BTp e Bund. Ma non è l’unica.
Il rischio politico
Qualche giorno fa ha destato scalpore un report di Goldman Sachs che toccava il tema del rischio politico in Italia (ma anche in Spagna e Grecia) con l’avvicinarsi delle elezioni del 2023. Quel report ha creato un putiferio, come se la banca d’affari americana volesse interferire nel normale processo democratico italiano. In realtà ciò che scrive Goldman si trova in altri report di altre banche. Proprio ieri ne è uscito uno di Intesa Sanpaolo che - tra i tanti temi - tocca anche questo: «L’avvicinarsi della fine della legislatura terrà sotto pressione il rischio di ridenominazione».
Il problema delle elezioni in Italia, dal punto di vista degli investitori, è che nel nostro Paese ci sono almeno due partiti (Lega e Fratelli d’Italia) con ancora un certo euro-scetticismo. Questo crea una certa preoccupazione tra gli investitori per due motivi.


