Parla Brad Smith, presidente di Microsoft: «Così sta nascendo una nuova era dell’Intelligenza artificiale»
«La prima sfida è come creare dei principi etici e implementarli così da poter riporre fiducia nel fatto che l’AI lavorerà per servire i valori umani»
di Barbara Carfagna
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Il 2023 è l'anno in cui l'Intelligenza Artificiale entrerà in una nuova Era, sarà alla portata di tutti e trasformerà l'economia, la sicurezza, il lavoro, le aziende e la vita stessa dei singoli uomini. A deciderlo sono state le Big Tech che hanno in mano i sistemi più avanzati e l'accesso ad una enorme mole di Dati. In testa a tutte Microsoft, che ha appena investito grandi capitali in OpenAI, la società più promettente, che ha creato ChatGPT. Brad Smith, sempre più spesso in Italia e in Vaticano, è il Presidente.
Lei è venuto qui per incontrare: un Capo di Stato, il Papa; una leader di Governo, Giorgia Meloni; il capo dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Roberto Baldoni, che prima della guerra era detto il “Cyber-Zar”. Si muove, insomma, come un'istituzione. Come responsabile dei rapporti con l'Europa ha assunto un Ambasciatore, il danese Casper Klynge. Le aziende private fino ad ora hanno avuto come obiettivo il business, il Vaticano i valori e gli Stati le politiche nazionali. Cosa è oggi Microsoft?
È un'azienda privata con un'importante missione pubblica. Fornire al vostro Paese l'infrastruttura digitale di cui ha bisogno per avanzare nell'economia, per raggiungere le persone nel sociale, per implementare l'educazione e per la difesa della Nazione. Un altro ruolo importante che abbiamo è stabilire principi etici critici che sono importanti per tutte le società del mondo.La tecnologia ha impattato negli ultimi decenni ogni settore della società. Ora stiamo aprendo le porte ad altre nuove sfide; è importante dunque fare un passo indietro e ripensare la nostra missione: far si che le persone possano raggiungere obiettivi più alti nelle loro vite. Non è una questione di opportunità ma di responsabilità.
State investendo 10 miliardi in OpenAI, l'azienda di intelligenza artificiale che con la chat GPT, in grado di replicare ad ogni domanda con una risposta che attinge a una mole immensa di dati. Avrà un impatto che probabilmente neanche Microsoft può prevedere. Come pensate di gestire il modo in cui trasformerà il lavoro, la società, la politica, la ricerca, l'economia?
Crediamo fermamente nei benefici che questa nuova generazione di AI può creare. Questi modelli di linguaggio sono l'evoluzione dell'AI. Favoriranno la trasformazione dell'economia, aumenteranno la produttività, aiuteranno intere nazioni a crescere e creare nuovi lavori. Naturalmente questa sarà anche una sfida per la società. La buona notizia è che abbiamo pensato e lavorato su questo per un certo numero di anni. Non sto dicendo che abbiamo tutte le risposte. La prima sfida è creare dei principi etici e implementarli così da poter essere fiduciosi che l'AI lavorerà per servire i valori umani. Abbiamo fatto progressi nel cercare di evitare che abbia pregiudizi, che preservi una governance umana con decisioni umane. Ma c'è un secondo livello: l'impatto sulla società. Quali lavori cambierà? Dove potrà rendere la gente più produttiva nel lavoro e nella vita personale? Come possiamo essere sicuri che l'aumento della produttività si possa tradurre in un aumento di introiti per le persone? Una delle cose da fare è distribuirla più velocemente possibile così che la gente possa avere accesso alle potenzialità che offre e la renda sempre più efficiente. Personalmente ho sperimentato la versione a cui non ha accesso il pubblico e ho imparato come trarne più valore usandola in un modo invece che in un altro; sarà nostra responsabilità come azienda, in partnership con le Università, la Scuola e i governi provvedere affinché tutti possano accedere alle capacità di cui avranno bisogno. Dobbiamo cogliere l'opportunità di imparare insieme.
Per ora ChatGPT è aperta perché è utile addestrarla, ma poi resterà gratuita? Verrà integrata in Bing, il vostro motore di ricerca per sorpassare Google?
Come tutto nella vita, è uno strumento… alcune parti resteranno gratuite, altre verranno integrate nei prodotti; nasceranno nuovi business models ma sarà una buona notizia per l'economia, per i consumatori e se l'approcceremo con il giusto senso di responsabilità come stiamo facendo, possiamo raggiungere l'obiettivo. Non voglio parlare di cosa verrà dopo, o dei possibili competitor: stiamo entrando in una nuova Era dell'AI: sarà molto più ampia e distribuita in più aziende in maniera innovativa.
Nel 2020 la Casa Bianca presentò i suoi principi per l'AI dicendo che non bisognava iper regolarla ma l'Europa è interessata proprio a creare regole per tutto il digitale. Come possiamo dunque costruire un'alleanza transatlantica basata sui dati e sulla condivisione di questi tra Europa e USA, magari includendo anche Giappone, India, Australia, Nuova Zelanda e Corea del sud in quanto paesi con valori comuni?
Prima dobbiamo capire quanto sia importante creare consenso tra le Nazioni. Dobbiamo riconoscere un comune interesse economico e di valori: pensi alle aziende, anche quelle europee e italiane: il loro futuro verrà illuminato dall'accesso all'AI e dal cloud computing. Potranno restare innovative e competitive. Hanno bisogno delle migliori tecnologie che il mondo gli possa fornire. L'altra cosa di cui hanno bisogno è muovere i dati oltre le frontiere. Non si possono più avere clienti fuori dal proprio Stato senza muovere i dati da una Nazione all'altra. Quindi dobbiamo avere un approccio comune al regolatorio. Dobbiamo creare dei guardrails pubblici per la tecnologia: delle leggi che ci rispecchino tutti. Sarà complicato ma avverrà. Quello che è importante è la potenza di calcolo. Costruire e avere a disposizione una massa di supercomputer che addestreranno questi modelli di AI; e Data Center da schierare. Per questo Microsoft sta investendo in un nuovo Data Center a Milano: possiamo servire gli italiani con un Data Center governato dalle leggi italiane. Dati che possono essere usati dai nostri 14000 business partner in modo da poter abilitare e potenziare il lavoro degli italiani.

