Ucraina, profughi in Italia: tamponi entro 48 ore dall’ingresso e vaccini
Indicazioni alle regioni del ministero per affrontare l’arrivo in Italia di chi fugge dalla guerra
di Nicoletta Cottone
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I punti chiave
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Semaforo verde alle vaccinazioni anti-Covid per i rifugiati che stanno arrivando in Italia dall’Ucraina. In una lettera alle Regioni il commissario per l’emergenza Covid, il generale Figliuolo, aveva chiesto di «provvedere alla vaccinazione dei cittadini di nazionalità ucraina ospitati in Italia attraverso la generazione dei codici Stp, straniero temporaneamente presente». Il ministero della Salute ha emanato una circolare ad hoc per le vaccinazioni dei rifugiati disciplinando anche un servizio di tamponi.
In Ucraina vaccinata solo il 35% della popolazione
Il tasso di vaccinati in Ucraina è solo del 35%, una delle percentuali più basse d’Europa. La raccomandazione contenuta nella circolare è quella di «offrire la vaccinazione» a partire dai 5 anni a chi non è vaccinato o non è in possesso di documentazione che attesti la vaccinazione, comprensiva di richiamo dai 12 anni in poi.
Test diagnostici entro 48 ore dall’ingresso
Il ministero della Salute con la circolare lancia un allerta alle regioni sui fenomeni migratori verso il nostro paese conseguenti alla crisi ucraina, chiedendo alle Regioni di predisporre risorse per garantire tamponi e vaccini anti-Covid ai rifugiati dell’Ucraina. Test diagnostici entro le 48 ore dall’ingresso per chi è sprovvisto di Digital passenger locator form in forma cartacea o digitale o di certificazione verde anti-Covid. «In relazione alla crisi in corso e in previsione dei conseguenti fenomeni migratori verso il nostro Paese - si legge nella circolare - si prega di voler allertare le Aziende Sanitarie Locali ai fini della individuazione e predisposizione di risorse necessarie all’esecuzione di test diagnostici-tamponi oro/rinofaringei antigenici e molecolari per infezione da SarsCoV2 ed alla somministrazione di vaccini anti-Covid e altre vaccinazioni di routine per tale popolazione a rischio».
Che vaccinazioni hanno fatto gli ucraini
La circolare che ha per oggetto “Crisi Ucraina - Prime Indicazioni per Aziende Sanitarie Locali”, è firmata dal direttore della Prevenzione del dicastero Gianni Rezza e dal direttore programmazione sanitaria Andrea Urbani. Le Asl, segnala la circolare, «dovranno, inoltre, assicurare le necessarie attività di sorveglianza, prevenzione e profilassi vaccinale anche in relazione alle altre malattie infettive». La circolare ricorda che i vaccini usati in Ucraina sono per lo più simili a quelli autorizzati dall’Ema (Comirnaty, Covid-19 Vaccine Janssen, Covishield, Spikevax, Vaxzevria), a cui si aggiunge il vaccino Coronavac (Sinovac).
Identificare precocemente le persone vulnerabili
Si chiede di far attenzione in particolare alla «precoce identificazione delle persone con esigenze particolari e specifiche vulnerabilità, si pensa ad esempio ai minori stranieri non accompagnati, alle donne in stato di gravidanza, ai nuclei familiari monoparentali».
