Piano casa, stretta anti furbetti. Dati al Fisco e stop ai benefici
di Giuseppe Latour e Giovanni Parente
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Accordo fatto al summit di due giorni dei leader mondiali nell’ambito della Cop26. La Dichiarazione di Glasgow sulle foreste - un impegno a porre fine alla deforestazione entro il 2030 con uno stanziamento da 19,2 miliardi di dollari - è stato sottoscritto da Paesi che ospitano l’85% delle foreste del mondo, fra i quali Russia, Cina, Indonesia, Colombia, Congo e Brasile. Sale intanto a oltre 100 il numero dei Paesi che hanno aderito all’impegno per la riduzione delle emissioni di metano del 30% entro il 2030.
“Dobbiamo fermare la devastazione delle foreste” del globo, ha sottolineato il premier britannico Boris Johnson, intervenendo questa mattina in apertura dei lavori della seconda giornata. La lotta al cambiamento climatico e quella per preservare “la biodiversità” sono due facce della stessa medaglia, ha proseguito Johnson rivolgendosi in veste di padrone di casa all’assemblea dei delegati dei vari Paesi presenti alla conferenza di Glasgow.
“Non possiamo affrontare la devastante perdita di habitat e specie naturali - ha sottolineato - senza contrastare i cambiamenti climatici. E non possiamo affrontare il cambiamento climatico senza proteggere l’ambiente, le foreste e rispettare i diritti delle popolazioni indigene che ne sono custodi”. Quanto allo storico accordo sulla deforestazione, il primo ministro britannico ha evidenziato come esso sia stato firmato da “110 leader i cui Paesi coprono l’85% del patrimonio forestale del mondo”. E che la loro firma vale anche come suggello al “cruciale impegno” finanziario previsto dalla dichiarazione (per poco meno di 20 miliardi di dollari) sullo sfondo di progetti d’investimenti legati anche alla cooperazione “del settore privato e di filantropi”. Denaro che nelle parole di Johnson rappresenterà “il volano economico” della battaglia contro la deforestazione, a vantaggio fra l’altro di “popolazioni indigene e comunità locali”.
Il dossier sulla Cop26 di Glasgow
A rappresentare l’Italia, a Glasgow, c’era il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che in conferenza stampa ha ricordato che “non c’è cura al climate change se non curiamo le disuguaglianze globali». La Cop26, ha spiegato, « è proprio su questo che fa la scommessa: non è il problema del climate change gestito da 20 Paesi che gestiscono 4,8 miliardi di persone e l’80% dei gas serra, ma è una cosa molto più globale. Ci sono altri 20 miliardi di persone su questo pianeta che non appartengono al G20 che hanno i problemi climatici che abbiamo noi, pagano un prezzo più alto, hanno un impatto negativo amplificato e poche armi per reagire”. Il ministro ha poi confermato la pubblicazione a breve “della tassonomia europea delle fonti verdi, quelle che non producono CO2: l’Unione europea ci dirà cosa è verde, e poi gli Stati prenderanno le loro decisioni”. Io, ha aggiunto, “non fermerei lo studio di queste nuove fonti (i mini-reattori nucleari, gli small modular reactors, ndr), perché dalla ricerca possono uscire soluzioni inaspettate”. “Noi siamo fra i paesi d’Europa più soleggiati - ha concluso Cingolani -. Potremmo avere l’ambizione di raggiungere l’autosufficienza energetica in questo modo”.