Perché le Borse scommettono sullo scenario migliore per l’economia Usa
I mercati scommettono sullo scenario migliore negli Stati Uniti: economia tonica, ma inflazione e tassi in calo. Ma sull’Europa aspettative più caute
di Morya Longo
2' min read
I punti chiave
2' min read
Si può avere la botte piena e contemporaneamente la moglie ubriaca? I mercati finanziari credono di sì. Oltreoceano - pensano - si può avere un’economia che resta tonica più del previsto ed evita la recessione, e allo stesso tempo un’inflazione che scende per forza naturale e una Federal Reserve che già in autunno inizierà a tagliare i tassi d’interesse dopo uno o al massimo due nuovi rialzini. È questa convinzione che oggi 26 gennaio, dopo il balzo inatteso del Pil Usa nel quarto trimestre (+2,9% contro il 2,6% atteso), ha sostenuto le Borse statunitensi (e in scia quelle europee): Wall Street e Nasdaq sono arrivate a guadagnare oltre un punto percentuale, Milano (trainata dal balzo di Stm) +1,3% e Francoforte +0,29%.
Usa ed Europa? Destini divergenti
Ammesso (e non concesso) che i mercati abbiano ragione, e che si possa davvero avere negli Usa la botte piena (cioè l’economia tonica) e la moglie ubriaca (inflazione e tassi Fed in calo), le aspettative sono invece più caute sull’Europa: qui - stando alle attese dei mercati implicite nei prezzi - sembra sempre meno probabile che si possa avere quella situazione idilliaca. Almeno dopo le ripetute esternazioni dei membri della Bce (a partire dalla presidentessa Lagarde) sul fatto che i tassi saliranno in maniera «significativa».
Ecco perché Borse e bond nelle due sponde dell’Atlantico hanno iniziato a divergere (questa volta a favore degli Stati Uniti) a partire dal 18 gennaio. Se da inizio anno a quella data le migliori erano state quelle europee (Eurostoxx +9,24%, Milano +9,89% e Francoforte +9,04%, contro il più modesto +2,33% di Wall Street e il +4,69% del Nasdaq), dal 18 gennaio è avvenuto l’esatto opposto: di fronte allo striminzito +0,04% dell’Eurostoxx, Wall Street (+2,45%) e il Nasdaq (+3,82%) si sono distinte.
Il motivo: le diverse aspettative
Perché? Perché, come accennato, le aspettative iniziano a divergere. Negli Stati Uniti ci si aspetta un’economia tonica e una Fed cauta nell’alzare ancora i tassi. Tanto che, già dall’autunno, il mercato prezza l’ipotesi di un primo taglio. In Europa invece non si scontano tagli nel 2023, ma ancora rialzi. Non è un caso che la svolta nelle performance delle Borse sia arrivata al partire dal 18 gennaio: il giorno dopo è infatti quando la presidentessa della Bce Christine Lagarde ha deluso i sogni degli investitori dicendo che «l’inflazione è ancora troppo alta» e che la Bce continuerà ad alzare i tassi.
Così da quella data le Borse americane (nonostante piacciano meno perché hanno valutazioni più care) hanno iniziato a salire di più di quelle europee. L’euro ha iniziato a correre superando quota 1,09 sul dollaro. E i rendimenti europei sono tornati a salire più di quelli Usa, con il BTp decennale che dal 18 gennaio è lievitato dal 3,75% al 4,16%.

