La Fed accelera la stretta: rialzo da 75 punti base, prima volta dal 1994
Il costo ufficiale del credito passa all’1,5-1,75 per cento. Attesi tassi oltre il 3% entro fine anno
di Riccardo Sorrentino
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La Federal reserve accelera la stretta. Ha deciso, con un solo voto contrario, di alzare i tassi sui Fed Funds di 75 punti base, portandoli all’1,5%-1,75% dal precedente 0,75-1 per cento. È la prima volta da novembre 1994 che la politica monetaria Usa decide un rialzo così aggressivo. Ha votato contro solo Esther L. George che avrebbe preferito un rialzo di 50 punti base, come annunciato dalla stessa Fed in maggio. La banca central usa continuerà inoltre la riduzione di titoli decisa nella precedente riunione, con le stesse modalità.
Proiezioni al rialzo per quest’anno
Il motivo di una mossa così incisiva è evidente già nel comunicato ufficiale. Le implicazioni della guerra per gli Stati Uniti non sono più «altamente incerte», come era indicato a maggio; e soprattutto la Fed non si aspetta più che l’inflazione ritorni all’obiettivo, anche se è «totalmente determinata» a far di tutto perché questo accada. Le proiezioni indicano un indice dei prezzi Pce in rialzo del 5,2% quest’anno, contro il 4,3% indicato a marzo, del 2,6% l’anno prossimo (dal 2,7%) e del 2,2% (dal 2,3%) nel 2024. La core inflation è prevista pari al 4,3% quest’anno (dal 4,1%), al 2,7% il prossimo (2,6%) e del 2,3% (invariato) nel 2024.
Tassi previsti oltre il 3% a tappe forzate
I “dots”, i punti che indicano le intenzioni dei governatori sul futuro andamento dei tassi, indicano una stretta molto più incisiva del previsto anche per tutto il 2022. La mediana delle singoli indicazioni per fine anno porta al 3,25-3,50% dall’1,75-2% di marzo, un’evidente accelerazione, verso un livello mai visto dal 2008. Nelle prossime quattro riunioni di quest’anno, i tassi potrebbero quindi salire di 1,75 punti percentuali, meno di 50 punti base in ogni occasione. A fine 2023 il costo del credito ufficiale a breve termine potrebbe salire fino al 3,5-3,75% mentre a fine 2024 potrebbe anche leggermente calare al 3,25-3.75%. Immutate invece le indicazioni per il lungo periodo: 2,25-2,5%.
Crescita in ripresa, ma le previsioni sono al ribasso
Relativamente poco modificata, invece, la diagnosi dell’economia reale contenuta nel comunicato ufficiale. La crescita appare ora in ripresa, dopo il rallentamento del primo trimestre, gli aumenti dei posti di lavoro sono stati «robusti». Il pil è però previsto in crescita dell’1,7% quest’anno e il prossimo (dal 2,8% e 2,2% rispettivamente), e dell’1,9% nel 2024 (dal 2%). La disoccupazione è prevista nel 3,7% quest’anno (dal 3,5%), nel 3,9% il prossimo (dal 3,5%) e del 4,1% nel 2024 (dal 3,6%) nel 2024.
Aspettative di inflazione troppo alte
In conferenza stampa, il presidente Jerome Powell ha collegato la decisione al rialzo dell’inflazione (8,6% a maggio) e soprattutto a quello di alcune misure di aspettative di inflazione, che pure tornano rapidamente verso il 2% nel lungo periodo, oltre che dalle nuove proiezioni. I tassi reali di breve periodo, inoltre, non sono ancora positivi.


