Dal cuneo alla produttività, dai Neet al nuovo Reddito, ecco i dossier caldi in vista dell’autunno
Governo impegnato anche a rilanciare le politiche attive e a iniziare a ridurre il mismatch con più orientamento e una organica riforma dell’istruzione tecnico-professionale.
di Claudio Tucci
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I punti chiave
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Dalla conferma del taglio al cuneo fiscale-contributivo in versione “strong” alla più complessiva strategia di rialzo dei salari attraverso un nuovo pacchetto “welfare-produttività”. Passando per la detassazione degli aumenti contrattuali e per il rilancio dell’occupazione giovanile e delle donne, con il tentativo di aggredire un mismatch alle stelle e un esercito di Neet, oltre 3 milioni nella fascia sotto i 36 anni. Fino ad arrivare al decollo della nuova misura di sostegno alla povertà e rilancio delle politiche attive con la messa a terra del programma «Gol». Non c’è solo il salario minimo a tenere banco , ma in vista dell’autunno, e anche della manovra, ci sono altri dossier caldi sul fronte lavoro, che l’esecutivo Meloni è chiamato ad affrontare.
Taglio al cuneo
Il primo, e forse il più oneroso, è la conferma del taglio di 7 punti al cuneo fiscale contributivo per redditi fino a 35mila euro in vigore fino a fine anno. Con un’incognita di non poco conto già sul tavolo: la sua compatibilità con i paletti fissati dal ministro Giancarlo Giorgetti che, come ribadirà nell’annunciato giro d’orizzonte con tutti i ministeri da qui alla pausa estiva, non intende andare oltre i limiti di deficit già fissati con il Def di aprile, anche per non compromettere la partita a livello europeo per rendere maggiormente flessibile il Patto di stabilità Ue, e punta a mantenere una politica di bilancio prudente. Oggi il taglio al cuneo è pari a 7 punti e porta vantaggi in busta paga di 80-100 euro in più al mese fino a dicembre. Ne stanno beneficiando circa 14 milioni di lavoratori. Per confermare la misura occorrono 9-10 miliardi.
Pacchetto “produttività-welfare”
C’è poi il pacchetto “produttività-welfare” su cui il governo Meloni vuole puntare forte. Il pacchetto “produttività-welfare”, che vuole essere, assieme al taglio al cuneo, la risposta del governo al salario minimo legale, è composto da due misure principali: i premi di produttività, che oggi scontano una tassazione agevolata del 5% su importi fino a 3mila euro (per redditi fino a 80mila euro). L’idea del governo è confermare questa tassazione agevolata (ab origine la tassazione dei premi di risultato era al 10%), ma si preme molto per un azzeramento di tutte le tasse, e a una semplificazione della normativa, dopo la serie di paletti inseriti dall’agenzia delle Entrate che non stanno facendo decollare l’istituto (e di conseguenza la contrattazione di prossimità). L’altro piatto forte sono i fringe benefit, oggi estesi fino a 3mila euro esentasse, ma solo per i lavoratori con figli. In rampa di lancio ci sarebbe una misura rivolta alla generalità dei lavoratori (inclusi quindi quelli senza figli) innalzando il tetto dagli attuali 258,23 euro fino a 500-mille euro (sempre esentasse, e sempre risorse permettendo).
Decollo di politiche attive e formazione
A settembre dovrebbe arrivare “Sviluppo Lavoro Italia”, l’agenzia tecnica del ministero del Lavoro, che prenderà il posto di Anpal Servizi, chiamata a far decollare, stavolta si spera davvero, le politiche attive del lavoro in Italia, dopo gli insuccessi del passato. L’ha previsto il decreto legge 75 del 2023. Su formazione e politiche attive, dopo la bocciatura del referendum costituzionale, la competenza è rimasta concorrente tra Stato e territori. Da qui sono nati tutti i problemi successivi. Ad Anpal, dal 2015, sono stati trasferiti oltre 10 miliardi di euro, e la spesa certificata a febbraio, cioè dopo 8 anni, è ferma al 35%. Ora si sta correndo, ma è completamente mancata la programmazione e l’affiancamento alle Regioni più in difficoltà. Questi ritardi hanno spaccato l’Italia in due. Basti citare il mancato potenziamento dei centri per l'impiego con soli quattromila nuovi operatori assunti rispetto agli undicimila preventivati. Di qui la sfida che attende la nuova agenzia. C’è poi la messa a terra di Gol. Finora ci sono state le registrazioni al programma, e si è superato quota un milione di disoccupati iscritti. Ma sono realmente partiti circa il 10% dei percorsi formativi. Anche qui ci sono stati ritardi, burocrazia e approcci differenti tra le Regioni. Il programma è importante, stanzia quasi 5 miliardi, e dovrà coinvolgere tre milioni di persone entro il 2025, di cui 800mila in attività formative, e di queste 300mila sulle competenze digitali.
L’avvio del nuovo Supporto per la formazione e il lavoro
Settembre sarà anche il banco di prova dei nuovi strumenti che hanno superato il Reddito di cittadinanza. In particolare dal 1° settembre entra in vigore il Supporto per la formazione e il lavoro. Si tratta di uno strumento utilizzabile da parte di tutti i componenti tra i 18 e i 59 anni dei nuclei familiari con Isee non superiore a 6mila euro (non aventi i requisiti per accedere all’Assegno di inclusione, che invece debutta dal 2024). Può essere utilizzato anche da componenti dei nuclei che percepiscono l’Assegno in particolari condizioni. Consiste nella partecipazione a progetti di formazione, qualificazione e riqualificazione professionale, orientamento, accompagnamento al lavoro e politiche attive del lavoro. La richiesta di accesso allo strumento deve avvenire telematicamente tramite la medesima piattaforma attivata per l’Assegno di inclusione. In seguito il richiedente viene convocato dai servizi per il lavoro per sottoscrivere un patto di servizio personalizzato e potrà così ricevere offerte di lavoro o inserirsi autonomamente in percorsi di formazione. L’interessato riceve inoltre 350 euro mensili, per un massimo di 12 mesi, per il periodo di partecipazione a progetti di formazione, di qualificazione e riqualificazione professionale, di orientamento, di accompagnamento al lavoro e di politiche attive del lavoro comunque denominate.

