L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
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Con la manovra ai nastri di partenza si ripete lo schema classico di ogni vigilia di legge di bilancio: le richieste dei partiti di maggioranza (che provano a mantenere le promesse elettorali) sono molte e costose, le risorse limitate. Una situazione, ha sottolienato il governo, aggravata dalla zavorra sui conti pubblici rappresentata dal superbonus con l’impatto dei crediti nei prossimi anni. Sui soldi a disposizione peserà anche l’incognita europea con le nuove regole del Patto di stabilità.
Al vertice di mercoledì 6 settembre convocato dalla premier con i capigruppo del centrodestra per focalizzare le priorità e aprire ufficialmente il cantiere della manovra (entro il 27 settembre il governo è chiamato a licenziare la Nota di aggiornamento del Def, entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio dovrà arrivare in Parlamento), la lista dei desideri di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si annuncia lunga: c’è il taglio del cuneo fiscale (che mette tutti d’accordo) e pure gli aiuti alle famiglie. E poi le tasse, che la maggioranza intera vorrebbe abbassare ma i conti pubblici per ora non lo permettono. I margini sono stretti e le risorse disponibili - è la linea dell’esecutivo - vanno concentrate sull’essenziale: famiglie (con misure per i nuclei meno abbienti) e lavoro (rifinanziamento del taglio del cuneo fiscale).
La Lega punta in alto tra flat tax da estendere, acconti da spalmare, pensioni da anticipare: il rischio è che il più scontento, alla fine, resti proprio il partito del vicepremier Matteo Salvini che vuole avviare nel 2024 il Ponte sullo Stretto. Il finanziamento con ogni probabilità, arriverà. Impossibile, invece, che veda la luce la famosa quota 41 per il pensionamento, anche se al ministero si lavora alacremente (vigila il sottosegretario leghista Claudio Durigon ) per confermare gli attuali regimi, da quota 103 (pensionamento anticipato per i lavoratori con 41 anni di contributi e 62 di età anagrafica) agli anticipi per i lavori usuranti e gravosi.
Alle pensioni minime guarda Forza Italia. L’ambizione è quella di portare gli assegni degli over 75, già aumentati lo scorso anno, almeno a 700 euro. Altro “pilastro”, dice il portavoce nazionale di Fi Raffaele Nevi, la stabilizzazione del cuneo. E un occhio di riguardo va dato alla “famiglia” e alla “natalità”. Quest’ultimo è un cavallo di battaglia anche di Noi Moderati di Maurizio Lupi, che punta la sua fiche sull’estensione dei congedi parentali.
Famiglie, imprese e lavoratori sono in cima anche alla lista di Fratelli d’Italia, come ha ribadito il capogruppo alla Camera Tommaso Foti. Con l’imperativo, però, di non fare altro debito, ricorda la sua collega Ylenja Lucaselli, capogruppo in commissione Bilancio. «Dobbiamo dare risposte ai cittadini senza disperdere» le risorse in interventi che poi non raggiungono l’obiettivo. Per questo l’intenzione è quella di concentrare le risorse su «due tre temi fondamentali per la nazione, in modo che i cittadini possano davvero averne beneficio». Oltre al cuneo fiscale, FdI guarda con attenzione alla sanità dove la spesa, oltre a essere aumentata, può anche essere “razionalizzata”. L’obiettivo principale è abbattere le liste di attesa.