Sanremo, quanto costa cantare al festival (e quanto rimborsa la Rai)
di Andrea Biondi e Francesco Prisco
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E dire che doveva essere il festival dell’Armonia. I giorni che hanno preceduto la 69esima edizione di Sanremo, al via martedì 5 febbraio su Rai 1, sono stati accompagnati da più di una nota stonata, tra polemiche politiche e dibattito sul conflitto d’interessi di Claudio Baglioni direttore artistico. E così alla conferenza stampa di presentazione l’ex «dittatore», ora «dirottatore» artistico, prova a schivare tutte le trappole possibili: «Non sarà un Festival politico», dice. Sono ancora fresche le polemiche sul tema dell’immigrazione con il pensiero del cantautore rintuzzato a caldo dal vicepremier Matteo Salvini.
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Non è un festival per la politica
Se c’è voluto così poco per scatenare così tanto, mettere le mani davanti era esattamente quello che ci si poteva aspettare da Baglioni. Molto irrigidito sul tema anche Claudio Bisio: «Non parlerò di migranti, ma nemmeno di Bolsonaro e della Juve e dei rigori». Ad affiancare Baglioni, oltre a Bisio ci sarà Virginia Raffaele, alla sua seconda esperienza come co-conduttrice (la prima con Carlo Conti nel 2016). La linea è però unanime: basso profilo e schivare le polemiche. Anche se c’è un tema che continua a bussare insistente, già evidenziato lo scorso anno ma salito ora alla ribalta: il conflitto d’interessi del Baglioni direttore artistico con il Baglioni artista sotto contratto per Sony Music per l’attività discografica e con F&P Group per la parte live, aziende che per il secondo anno consecutivo hanno fatto il pieno di concorrenti in gara e ospiti alla kermesse.
Conflitto d’interessi, la difesa della Rai
La direttrice di Rai 1 Teresa De Santis ha fatto però immediatamente quadrato su Baglioni e le sue scelte. «La nostra produzione musicale e culturale vive anche di contiguità», anzi spesso deve «farne tesoro: attraverso rapporti amicali si possono ottenere artisti che altrimenti non si sarebbero avuti. Questo non vuol dire che non ci debba essere una coscienza tale da far sì che venga favorita la qualità». E Baglioni, secondo la De Santis, ha «una coscienza molto forte» e «non ha bisogno di chissà quali sovvenzioni o giochi di potere». Quanto ai precedenti, «penso per esempio al Live Aid, è molto frequente che siano le filiere amicali a creare le condizioni per arrivare al massimo del risultato».
Effetto Superbowl
I risultati non mancano, a guardare i numeri della manifestazione che, in termini di share e ricavi pubblicitari, sta alla televisione italiana come il Superbowl sta a quella americana: 52,3% la share media dell’ultima edizione. «Svanite le Miss Italia, i Gran Prix della Tv, assente l’Italia dai Mondiali – commenta Francesco Siliato, Tv and Media data analyst, partner dello Studio Frasi - è rimasto il Festival a garantire agli inserzionisti audience sopra i dieci milioni di persone per i loro comunicati commerciali. Lo scorso anno un break della prima serata fu seguito da 13,8 milioni di persone, il 23,5% della popolazione. Una rarità assoluta».


