Reddito di cittadinanza, i potenziali conflitti d’interesse del superconsulente Parisi
di Manuela Perrone
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Con la presentazione “orgogliosa” del vicepremier M5S Luigi Di Maio e del premier Giuseppe Conte è partito il nuovo sito del reddito di cittadinanza, dove dal 6 marzo potranno cominciare a essere inoltrate le domande per chi punta a ottenere il sussidio da fine aprile-inizio maggio. Ma sull'operazione incombono due nodi: il ruolo di Mimmo Parisi, il professore di Demografia e statistica dell'Università statale del Mississippi scelto da Di Maio per la presidenza dell'Anpal e per questo a rischio conflitto d'interessi, e la sicurezza del sito, desumibile dai codici sorgente e dalla privacy policy.
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Parisi - classe 1966, origini pugliesi (è nato a Ostuni, in provincia di Brindisi) - è il superconsulente che ha aiutato il ministero del Lavoro a progettare il reddito di cittadinanza. Non è chiaro dove sia scoccata la scintilla con Di Maio, che sostiene di averlo conosciuto alla Camera. Farina del sacco di Parisi è comunque la app “Mississippi Works” che, usando i big data, incrocia domanda e offerta di lavoro e che è di proprietà del centro di ricerca Nsparc (National Strategic Planning and Analysis Research Center) della Mississippi State University, diretto da Parisi. Si tratta della stessa applicazione che il Governo vuole adattare all'Italia.
Qui cominciano i problemi, che riguardano tanto l’incarico che Parisi si appresta ad assumere quanto la natura del “travaso” della sua creatura informatica nel sistema del reddito di cittadinanza. Innanzitutto lo statuto di Anpal prevede l’incompatibilità tra l'incarico di presidente e altri rapporti di lavoro subordinato pubblico o privato, nonché con qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, anche occasionale, che possa entrare in conflitto con gli scopi e i compiti dell'Agenzia. A rigor di logica, dunque, il professore dovrebbe rinunciare al suo lavoro negli Usa o almeno chiedere l'aspettativa per arrivare alla presidenza Anpal (il presidente della Repubblica deve controfirmare il decreto di nomina, che ora è all’esame della Corte dei conti). Così aveva fatto il suo predecessore, Maurizio Del Conte, ottenendo dalla Bocconi un’aspettativa triennale. Ma, interpellato in audizione alla commissione Lavoro del Senato, Parisi non ha fornito chiarimenti sulle sue decisioni. Dal M5S ostentano tranquillità.
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