Influencer: «Pronti al confronto sulle regole Agcom, ma non siamo editori»
Presa di posizione dell’Aicdc, l’Associazione Italiana Content & Digital Creators: «Chiediamo di coinvolgere anche le piattaforme e di valutare le metriche che delimitano il perimetro dei professionisti inclusi»
di Andrea Biondi
3' min read
I punti chiave
3' min read
«A favore di una regolamentazione del settore» e «pronti a partecipare al tavolo tecnico» proposto da Agcom. Ma «influencer e creator non possono essere considerati a prescindere editori». Così l’Aicdc, l’Associazione Italiana Content & Digital Creators che raccoglie 250 creator, con una presa di posizione del vicepresidente Mauri Valente. Quindi, prosegue l’associazione sottolineando di essere pronta al confronto, «è necessario definire una regolamentazione complessiva che tenga presente istanze e necessità di tutto il comparto».
All’indomani del via libera di Agcom alle Linee guida per garantire il rispetto da parte degli influencer delle disposizioni del Testo unico sui servizi di media audiovisivi – adeguandosi quindi a disposizioni vigenti per Tv, radio ed editori in termini di pubblicità, trasparenza e tutela dei minori – i creator digitali prendono la parola per dire la loro come “categoria”.
L’associazione dei creator
Lo fanno attraverso la Aicdc: associazione nata il 6 dicembre e che conta 250 affiliati, tra cui Khaby Lame (con i suoi 160 milioni di followers su TikTok e altri 80 su Instagram), Luca Campolunghi, Sespo, Giulia Latini, Gabriele Vagnato, Klaus, Cartasegna, Samara Tramontana, Andrea Muzzi e Ignazio Moser.
Aicdc: «Da coinvolgere le piattaforme»
«Come content creator, sappiamo che la trasparenza è fondamentale per mantenere ottimi rapporti con la propria community», premette la nota dell’Aicdc. Il tema su cui viene posta l’attenzione è la parificazione, in termini di obblighi, dei creator (i più seguiti in realtà, con almeno 1 milione di follower e in grado di generare commenti o like sul 2% dei propri contenuti) ai servizi media audiovisivi. Editori insomma. Ma gli influencer, ribatte l’associazione, «non possiedono né hanno facoltà decisionale sui social all’interno dei quali operano. Per questo chiediamo di coinvolgere tutte le piattaforme e di valutare le metriche che delimitano il perimetro dei professionisti inclusi».
I confini degli influencer «professionali»
Un nodo a monte secondo la Aicdc sta anche nelle metriche: «Ogni social network ha regole differenti, e 1 milione di follower e il 2% di engagement rate non sono necessariamente metriche indicative. Content creator con molti meno seguaci ma con un rapporto più solido con la community potrebbero influenzare il consumatore in maniera più circoscritta ma più significativa. Allo stesso tempo, un piccolo content creator potrebbe realizzare un contenuto che diventa virale». In definitiva per i creator è necessario coinvolgere «tutti gli attori per riflettere insieme su come poter rendere l’ADV riconoscibile utilizzando tutti gli strumenti più moderni che la tecnologia ci mette a disposizione».


