Minerari

A Londra corrono Glencore e Rio Tinto sulle voci di trattative per una fusione

di Giuliana Licini

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Minerari in fermento alla Borsa di Londra, sulla scia delle indiscrezioni di trattative tra Rio Tinto e Glencore per una possibile fusione. In rialzo i due diretti interessati, in particolare Glencore, mentre avanzano anche altri gruppi del settore: sale Anglo American e prosegue il rialzo di Antofagosta, favorito dai dati di produzione resi noti nei giorni scorsi. Bloomberg News ha riferito giovedì che Glencore e Rio Tinto hanno recentemente avviato discussioni preliminari per una possibile fusione, pur precisando che non è sicuro se le trattative siano ancora in corso. Una potenziale fusione, inoltre, sarebbe complessa e affronterebbe ostacoli significativi, aggiunge Bloomberg rilevando che l'operazione porterebbe alla costituzione della maggiore compagnia mineraria del mondo.

Glencore aveva già proposto una fusione a Rio Tinto nel 2014. Nessun commento ufficiale finora dalle due società. Glencore si è limitata a dichiarare che non commenta le voci di mercato. Le indiscrezioni sono state per altro accolte con un certo scetticismo dagli analisti. Gli esperti di Rbc Capital Markets si dicono sorpresi, spiegando che Rio Tinto è uscita dal settore del carbone, mentre Glencore è un gigante del carbone che si è anche rafforzato nel settore. Si chiedono inoltre se le trattative facciano seguito al tentativo di acquisizione di Anglo American da parte di Bhp lo scorso anno e osservano che i benefici in termini di costi sono difficili da valutare. Potrebbero esserci collaborazioni nell’alluminio o nel rame, ma probabilmente sarebbero modesti.

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«Non ci aspettiamo una fusione vera e propria, perché crediamo che gli azionisti di Rio la vedrebbero come un favore alla Glencore», affermano gli analisti della banca canadese. Una fusione tra Glencore e Rio Tinto sembra una strana mossa strategica, dato il loro limitato cross-over e le loro diverse strategie, scrivono gli analisti di Mkp Advisors. Sarebbe particolarmente difficile per Rio Tinto vendere l'accordo ai suoi azionisti, dato che sarebbe in contraddizione con tutti i messaggi precedenti agli investitori, scrivono, ricordando che Rio Tinto ha abbandonato le sue attività nel settore del carbone, mentre Glencore ha raddoppiato le sue attività nel comparto. E’ quindi difficile capire come le due società siano compatibili e se Glencore scorporerà le sue attività carbonifere nell'ambito di una fusione con Rio Tinto, il suo valore è tutto da vedere.

Senza le attività nel carbone, Glencore è «una specie di miscuglio di pezzi e pezzetti accanto a un'attività di trading» e l'unica vera commodity target che si adatta al modello di Rio Tinto sono le attività nel rame. Anche in questo caso, tuttavia, una fusione sembra un modo costoso e approssimativo per ottenere quel tipo di asset. Anche CreditSights mette in dubbio l'allineamento strategico e culturale di Rio Tinto e Glencore. «Dal punto di vista culturale, Rio Tinto è tradizionalmente considerata conservatrice e concentrata sulla stabilità, mentre Glencore è nota per il suo approccio aggressivo e per la costante spinta all'innovazione nelle sue operazioni», scrivono gli analisti, che a loro volta evidenziano come Rio Tinto sia disinteressata al carbone, all'opposto di Glencore. Se comunque si concretizzasse un accordo, potrebbe avere ripercussioni sull'industria mineraria, creando il primo colosso minerario del mondo e «potenzialmente rimettendo in gioco Bhp-Anglo American», conclude Creditsigts.


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