Emergenza idrica

Acciona, via al progetto da 40 milioni di euro per la realizzazione del dissalatore a Cefalù

L’impianto entrerà in funzione a fine 2025: tratterà 50mila mc di acqua al giorno e servirà una popolazione di 300mila persone

di Giovanna Mancini

4' min read

4' min read

Sarà la divisione Agua in Italia del gruppo spagnolo Acciona – specializzata nel settore del ciclo idrico integrato e tra i leader mondiali nel settore della dissalazione, presente nel nostro Paese dal 2000 – a progettare e realizzare il potabilizzatore di Cefalù voluto da Amap, la società municipalizzata di Palermo. Il contratto è stato firmato giovedì scorso e il gruppo – dopo i pareri positivi della conferenza dei servizi – conta di avviare lavori a maggio, per completarli entro novembre 2025.

Il progetto

L’impianto sarà così in grado di desalinizzare le acque della sorgente Presidiana e renderle potabili per una popolazione di oltre 300mila persone, con una capacità di trattamento dai 500 ai 600 litri al secondo, pari a 50mila metri cubi al giorno. Un’opera fondamentale per integrare alleggerire il sistema idrico palermitano, gravato non solo da inefficienze della rete, ma anche dai sempre più frequenti e intensi fenomeni di siccità dovuti ai cambiamenti climatici.

Loading...

Il progetto nel suo complesso avrà un costo di circa 40 milioni di euro, per il 75% finanziati dal Pnrr e per il restante 25% dalla stessa Amap. Si tratta di un impianto paragonabile – per tipo di tecnologia adottata, ovvero l’osmosi inversa, e per capacità di trattamento – al dissalatore che sarà realizzato a Taranto, la cui gara è stata bandita dall’Acquedotto Pugliese e vinta da una cordata guidata da Cisa spa con Suez Italy, Suez international, Edil Alta ed Ecologica, che avrà una capacità di oltre 600 litri al secondo.

Si parla di «potabilizzatore» e non di dissalatore perché l’acqua trattata in questo caso è di sorgente e non di mare, ma il processo è il medesimo, spiegano da Acciona Agua, che ha costruito oltre 90 impianti a osmosi inversa in tutto il mondo e anche alcuni tra i pochi (circa 28, non tutti operativi) presenti nel nostro Paese.

Soluzioni idriche integrate

«Purtroppo in Italia si continua ancora a considerare i dissalatori come uno strumento di emergenza a servizio delle isole minori, che necessitano di essere approvvigionate da acqua di mare dissalata – osserva Luigi Patimo, corporate country manager Italy di Acciona –. Non abbiamo finora pensato di inserire queste opere come strumenti complementari all’interno del sistema idrico complessivo, e non come elementi primari». Questi impianti infatti – molto diffusi in aree geografiche come il Medio Oriente, l’Australia o gli Stati Uniti e, in Europa, in Spagna – nel nostro Paese stentano a decollare, nonostante lo scorso anno il decreto Siccità abbia introdotto alcune norme per semplificare gli iter autorizzativi e da più parti vengano indicati come possibile soluzione alternativa nei sistemi di approvvigionamento idrico, in uno scenario in cui i fenomeni siccitosi sono destinati ad aumentare.

Come soluzione «alternativa», non unica, ribadisce Patimo, ricordando che una soluzione unica non esiste, ma che ogni situazione deve essere affrontata in modo specifico e, soprattutto, con un approccio integrato tra sistemi differenti. «Lo sfruttamento eccessivo delle forme primarie di approvvigionamento, ovvero pozzi e sorgenti, crea un aumento dei sali all’interno dell’acqua, che pertanto diventa non più potabile – spiega Patimo –. I dissalatori oggi ci permettono di aggiustare la salinità dell’acqua, che altrimenti sarebbe impossibile immettere in rete, e di prenderla dal mare quando le precipitazioni scarseggiano e dunque anche la risorsa idrica».

Criticità e opportunità

Non mancano tuttavia le criticità attribuite a questo tipo di impianti, che si riferiscono soprattutto all’elevato consumo energetico necessario per farli funzionare e agli scarti da essi prodotti (in particolare, la salamoia. «Sono entrambe due critiche infondate, perché ampiamente superate dalle tecnologie, che negli ultimi dieci anni si sono enormemente evolute – spiega Patimo –. Dobbiamo dare risposte ai problemi con esempi virtuosi, come abbiamo fatto ad esempio alle isole Pelagie, dove i dissalatori hanno sostituito il sistema di approvvigionamento tramite navi cisterna, che comportava elevati costi e criticità di trasporto». Permettendo inoltre di ridurre il costo dell’acqua potabile da 14 euro a 2 euro al metro cubo.

Per quanto riguarda i consumi energetici, «I dissalatori moderni consumano mediamente 2,8 kWh per produrre un metro cubo di acqua, contro i 6 kWh necessari dieci anni fa o addirittura i 15 kWh di 29 anni fa – spiega Pietro Tota, country manager Agua Italy di Acciona –. Per i potabilizzatori come quello di Cefalù il consumo scende addirittura a 0,48 kWh». Sul tema della salamoia, sono in corso ricerche e progetti per il riutilizzo degli scarti a uso industriale, in un’ottica di economia circolare.

In Italia qualcosa sta cambiando, aggiunge Tota: «Sono in corso molti progetti e studi di fattibilità, ad esempio in Sardegna, Puglia e Lazio, che potrebbero vedere la luce già quest’anno o il prossimo. È importante agire in fretta: molti Paesi europei e non solo hanno da tempo compreso le potenzialità di queste opere e il rischio è di affrontare il problema quando gli altri avranno già fatto la corsa per accaparrarsi le tecnologie».

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti