Aveva 95 anni

Addio a Gene Hackman, attore due volte premio Oscar: la carriera e film più celebri

Si è spento all’età di 95 anni il grande interprete di capolavori come “La conversazione” di Francis Ford Coppola e “Gli spietati” di Clint Eastwood

di Andrea Chimento

L’attore Gene Hackman, vincitore del premio come miglior attore non protagonista agli Oscar nel marzo 1993. (AP Photo, File)

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Si è spento all’età di 95 anni Gene Hackman, trovato morto insieme a sua moglie Betsy Arakawa nella loro abitazione e in circostanze ancora da chiarire.

È stato un attore fondamentale all’interno della storia del cinema americano, tanto che lungo la sua carriera ha collezionato numerosi premi importanti, tra cui due Oscar (come protagonista per “Il braccio violento della legge” e come non protagonista per “Gli spietati”), su cinque nomination, e quattro Golden Globe.

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Nato a San Bernardino il 30 gennaio del 1930, Hackman inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo attraverso il piccolo schermo, prima che il cinema diventasse la sua occupazione principale.

Il primo lungometraggio in cui viene accreditato è già un film bellissimo: “Lilith – La dea dell’amore” (1964) di Robert Rossen, in cui non è certo tra i protagonisti (c’erano Warren Beatty, Jean Seberg e Peter Fonda) ma che l’ha portato subito a cimentarsi con alcuni colleghi di grandissimo spessore.

Due anni dopo, in “Hawaii” (1966), si troverà di fronte Julie Andres e Max von Sydow – sempre per parlare di nomi importanti – e da lì in avanti verrà sempre più chiamato e otterrà molto presto anche la sua prima candidatura agli Oscar con il memorabile “Gangster Story” (1967) di Arthur Penn, uno dei titoli manifesto di quella New Hollywood che stava nascendo e di cui Hackman sarà straordinario protagonista.

Nei successivi due anni seguirono altre interpretazioni soprattutto da co-protagonista, come ne “Gli spericolati” con Robert Redford o ne “I temerari” con Burt Lancaster.

Gene Hackman, i suoi film indimenticabili

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Gli anni Settanta

Gli anni Settanta sono il decennio fondamentale nella carriera di Hackman, tanto che l’attore lavora con una media altissima e viene chiamato per ruoli sempre più importanti e complessi.

Tra questi c’è quella che forse rimane la sua parte più ricordata in assoluto: il violentissimo poliziotto “Papà” Doyle de “Il braccio violento della legge” (1971) di William Friedkin è uno di quei personaggi che non si dimenticano, capace di rinnovare totalmente il genere poliziesco aprendo le porte a figure di uomini di legge decisamente diversi e più controversi dei precedenti. Questo ruolo gli ha portato un Bafta, un Golden Globe e naturalmente l’Oscar come miglior attore protagonista. Il film avrà poi anche un seguito nel 1975.

Nella prima metà degli anni Settanta sono però almeno altre due le sue performance da ricordare: è indimenticabile la coppia che si è creata con Al Pacino ne “Lo spaventapasseri” (1973) di Jerry Schatzberg, ma è ancora più significativa la prova a cui ha dato vita ne “La conversazione” (1974) di Francis Ford Coppola.

In questo film, un capolavoro sull’America paranoica del post-Watergate, Hackman ritrae un investigatore privato ed esperto di intercettazioni che rimarrà sempre più ossessionato dalla privacy e dallo stesso lavoro che sta portando avanti.

È davvero un momento d’oro per Hackman, tanto che nel 1975 lavora anche ad altri due film bellissimi come “Stringi i denti e vai”, western di Richard Brooks, e “Bersaglio di notte”, in cui è nuovamente diretto da Arthur Penn.

Al termine di questo decennio, però, lo ricordiamo anche nei panni di Lex Luthor nel film di “Superman”: un ruolo che ricoprirà ancora anche col proseguire della saga.

Gli anni Ottanta e gli anni Novanta

Nei decenni successivi Hackman continua a lavorare in tantissime produzioni, anche se gli anni Settanta rimangono irripetibili nel corso della sua carriera. Hollywood è cambiata e anche lui si è adeguato a ruoli decisamente più commerciali, seppur i titoli da ricordare non manchino.

Nel 1988, ad esempio, è notevolissimo in un cult impegnato come “Mississippi Burning – Le radici dell’odio” di Alan Parker, ma nello stesso anno è anche nel toccante “Un’altra donna” di Woody Allen.

Un nuovo, enorme successo arriva nel 1992 con “Gli spietati”, memorabile western crepuscolare diretto da Clint Eastwood e che lo vede nei panni di un personaggio che richiama tante figure del western classico ma rilette in una chiave fortemente moderna.

Questo ruolo lo porta a vincere il secondo Oscar della sua carriera (in questo caso come non protagonista) e a fargli vivere una seconda giovinezza artistica all’età di 62 anni.

Successivamente lavora ad altri western – da “Geronimo” a “Pronti a morire”, passando per “Wyatt Earp” – e a diversi film d’azione: tra questi “Allarme rosso”, “Nemico pubblico” e “Potere assoluto”, in cui è nuovamente diretto da Clint Eastwood.

Gli ultimi ruoli

In mezzo a thriller (“La giuria” nel 2003) e film da dimenticare (il suo ultimo ruolo è nel trascurabile “Due candidati per una poltrona” nel 2004), nel nuovo millennio c’è però ancora da annoverare una parte (e un film) capace di dare ulteriore lustro alla sua grande carriera.

Wes Anderson lo sceglie come capofamiglia de “I Tenenbaum” (2001) e, nei panni di questo padre e marito non proprio esemplare, Hackman dimostra ancora una volta la sua grande versatilità e quell’intensità recitativa che ha caratterizzato tutti i suoi ruoli più belli e che l’hanno consegnato alla storia del cinema.

 

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