Affitti brevi, Venezia da record con 13 notti per ogni residente. Ma in Europa fa peggio Lisbona
Nel rapporto tra numeri di notti in strutture per alloggi brevi e popolazione residente il primato della capitale portoghese
di Riccardo Ferrazza
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Il rimbalzo del turismo nel 2023 (con valori a livello mondiale ormai prossimi a quelli dell’epoca pre-pandemia) si è tradotto anche in una ripresa degli affitti brevi nelle grandi città e nelle destinazioni più ricercate dai visitatori nazionali e stranieri. I centri storici italiani sono tornati a essere sotto pressione e a rischio di overtourism. Il governo è intervenuto sul tema ma per alcuni sindaci in maniera non sufficiente a regolare un fenomeno che rischia di rendere invivibile le città anche per l’alto impatto che questa offerta può avere sul prezzo degli affitti.
La polemica Sala-Santanchè
L’ultima polemica è quella tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala («una regolamentazione “fuffa”») e la ministra del Turismo Daniela Santanchè («Al sindaco Sala dico che quello degli affitti brevi non è un tema dell’ultimo anno, c’è da parecchi anni e non ricordo nessun ministro che ne abbia parlato prima di noi»). Il capoluogo milanese ha chiesto in passato all’esecutivo di poter applicare un tetto massimo di giorni agli immobili destinati agli affitti turistici, un “potere speciale” concesso finora solo a Venezia.
In attesa del Cin
Tra le novità introdotte dal Governo in materia di affitti brevi c’è il Cin, il Codice unico identificativo obbligatorio per tutte le strutture ricettive con questa offerta. La norma non è però ancora attiva e i tempi per la sua entrata in vigore sono ancora lunghi. «Noi ce la stiamo mettendo tutta - ha detto Santanchè -. I tempi non sono così rapidi perché il turismo è una materia concorrente, quindi abbiamo anche le Regioni», alcune delle quali «avevano già fatto il Cir (Codice identificativo regionalendr). «Bisogna trasformare il Cir in Cin, ma siamo alle battute finali». «Almaviva», l’azienda che ha “l’appalto per fare questo, ci sta lavorando». Quindi la previsione: «Credo che in un mese si possa avere questo Cin».
La sostenibilità degli affitti brevi
Qual è il livello di sostenibilità delle città italiane in tema di affitti brevi? Un modo per misurare il fenomeno e avere un paragone con altri mete europee è quello di mettere in rapporto il numero di notti in alloggi per soggiorni di breve durata con la popolazione residente: più alto il valore, più forte è la pressione che la presenza turistica ha sulla vita della città. Per fare questo si possono usare i numeri di Eurostat che da alcuni anni ha avviato una collaborazione con le quattro principali piattaforme (Airbnb, Booking.com, Tripadvisor e Expedia Group) che trasmettono all’ufficio di statistica europeo i propri dati su annunci e prenotazioni.
Il primato di Lisbona
I dati completi per città sono disponibili al momento solo per l’anno 2022 ma è già evidente la ripresa rispetto ai numeri del 2019 (ultimo anno non influenzato dalla pandemia mondiale). Prendendo in considerazione le prime cinque destinazioni urbane europee per numero di notti in affitti brevi emerge come la più sbilanciata sia Lisbona: la capitale del Portogallo è terza (dopo Parigi e Barcellona) per numero di notti complessive (8,84 milioni) ma il numero esiguo dei suoi abitanti (poco più di mezzo milione) fa schizzare il rapporto a 16,12 notti per ogni residente. A livelli più contenuti sono Parigi (quasi 14 milioni di notte ma un rapporto di 6,64 ogni abitante) e Barcellona (5,32).


