Al via la stagione degli utili. Ma l’Europa è troppo ottimista?
Le stime degli analisti sono ancora migliorate e puntano a una crescita del 25% trainata dal settore energy. Ma il mercato guarderà soprattutto alle previsioni dei manager sui riflessi della guerra Russia-Ucraina
di Maximilian Cellino
3' min read
3' min read
La stagione degli utili per le società europee non è ancora ufficialmente iniziata, eppure le tensioni sui mercati si fanno già sentire. Il primo trimestre 2022 non è del resto un periodo come gli altri e le antenne degli operatori sui bilanci aziendali saranno stavolta particolarmente attente: pronte a captare i primi segnali della crisi che minaccia di investire il Continente dopo lo scoppio improvviso della guerra fra Russia e Ucraina e soprattutto a cercare di capire dalle indicazioni con cui i manager accompagneranno le nude cifre quali potranno essere le sue reali conseguenze nei mesi a venire.
Le proiezioni degli analisti
Fino a questo momento i segnali inviati non sembrerebbero tali da scatenare allarmi sui profitti. In base ai dati raccolti da Refinitiv I/B/E/S le aspettative di crescita per gli utili delle società che compongono l’indice Stoxx600 sono anzi addirittura migliorate negli ultimi due mesi, passando dal 17,7% di inizio febbraio al 25,1% attuale. Un dato sorprendente sotto molti aspetti, proprio perché sembra voler sfidare i venti che spirano contrari: le tensioni geopolitiche, il calo della fiducia fra i consumatori, l’inflazione a livelli record, le strozzature nelle catene di approvvigionamento ai danni delle imprese, il rincaro delle materie prime e pure l’atteggiamento delle Banche centrali che hanno ormai hanno voltato pagina, cambiando l’indirizzo delle proprie politiche monetarie.
Il dubbio che si tratti di attese fin troppo ottimiste e che gli operatori (o chi li «guida» dalle società attraverso i contatti che si susseguono periodicamente col mercato) stiano tardando ad adeguarle al nuovo scenario è più che legittimo. «I dati di consensus fotografano la situazione di inizio anno, nella quale il cui punto di partenza era un’Europa in pieno recupero dopo la recessione causata da Covid e in grado di crescere del 4% nel corso del 2022, ma che adesso rischia di non essere più attuale» avverte Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management.
I rischi del conflitto
Le conseguenze del conflitto Russia-Ucraina hanno già portato gli analisti della società di gestione elvetica a ridurre di un punto percentuale le stime sul Pil europeo: un impatto che normalmente si può tradurre a sua volta in una riduzione attorno al 5-6% nella dinamica degli utili societari. Si tratta però di un conto forse provvisorio e per l’intero 2022 il taglio degli utili aziendali in Europa rischia secondo Pictet addirittura di sfiorare il 30% nell’ipotesi peggiore (ma al momento non centrale) di recessione globale, oppure attestarsi attorno al 10-12% nel caso in cui si verifichi, come più probabile, una frenata intermedia del Pil.
Le differenze fra i settori
Ci sono poi ulteriori considerazioni da fare sui dati raccolti da Refinitiv I/B/E/S, a partire dalla loro disomogeneità con riguardo ai settori. Gran parte della spinta arriva infatti soprattutto dal comparto energetico, dove il tasso di espansione dei profitti potrebbe addirittura raggiungere su base annua il 177,6% nel primo trimestre 2022 in scia al balzo dei prezzi del petrolio che già aveva favorito la crescita di quasi il 400% degli ultimi tre mesi dello scorso anno.


