La strage il 16 marzo 1978

Aldo Moro, 47 anni fa il rapimento dello statista in via Mario Fani

L’eccidio degli uomini della scorta: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi

di Nicoletta Cottone

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Era il 16 marzo 1978 quando in via Mario Fani, nel quartiere Trionfale a Roma, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse. Nell’agguato di 47 anni fa furono uccisi a colpi di mitra tutti i componenti della scorta di Moro. I terroristi erano travestiti da avieri Alitalia, indossavano lunghi impermeabili azzurri. Azzurri erano anche i berretti con visiera. Furono uccisi l’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci (43 anni), autista di Moro, il responsabile della sicurezza, maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi (51 anni), gli agenti di scorta, la guardia di P.S. Giulio Rivera (23 anni) e il vicebrigadiere di Pubblica sicurezza Francesco Zizzi (29 anni) gravemente ferito ma ancora in vita. Rimase cosciente prima di morire durante il trasporto al Policlinico Gemelli. Sull’asfalto, vicino all’auto, il corpo della guardia di P.S. Raffaele Iozzino, 24 anni. Il sequestro durò 55 giorni e si concluse con il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, a pochi metri da piazza Argentina, in pieno centro.

Alle nove la strage di via Fani

Erano circa le nove quando in via Mario Fani la Fiat 130 con a bordo l’esponente democristiano Aldo Moro e quella della scorta furono bloccate all’incrocio con via Stresa da un’auto Fiat 128 familiare con una targa del corpo diplomatico. Subito i brigatisti aprirono il fuoco contro le due vetture ferme, uccidendo in pochi secondi i cinque uomini della scorta e sequestrando Moro. Nei suoi 55 giorni di prigionia, Aldo Moro scrisse 86 lettere inviate afli esponenti del suo partito, la Dc, alla famiglia, ai principali quotidiani e all’allora Papa Paolo VI, amico personale dello statista. Ora, in occasione del 47° anniversario del rapimento e dell’uccisione degli agenti della sua scorta, molti ricordano il sacrificio di questi servitori dello Stato. Una delegazione Pd - composta da Paolo Ciani, Andrea Casu, Roberto Morassut, Filippo Sensi, Susanna Camusso e Camilla Laureti - si è recata in via Fani.

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La Russa, un attacco diretto ai valori democratici

«Fu un attacco diretto delle Brigate Rosse allo Stato e ai valori democratici. Una ferita profonda che scosse l’Italia ma dalla quale sapemmo reagire con forza e unità a difesa dei valori democratici. Rinnovare oggi il ricordo di quell’attentato significa onorare la memoria di uomini coraggiosi ma anche riaffermare il valore della libertà che sconfisse terrorismo e paura», scrive sui social il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Fontana, ferita ancora aperta in storia nostro Paese

«Il ricordo del rapimento di Aldo Moro e dell’omicidio di cinque agenti della sua scorta è una ferita ancora aperta nella storia del nostro Paese. Coltivare la memoria di quel tragico giorno significa rendere omaggio alle loro vite, al loro coraggio e al loro impegno e riaffermare i valori della democrazia»., scrive su Instagram il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana.

Piantedosi: memoria ci sprona a rafforzare nostro impegno

«Quell’attacco criminale non fu solo un colpo allo Stato, ma un’offensiva contro i valori più profondi della democrazia e della convivenza civile. La memoria di questi fatti è un monito e un’eredità preziosa che ci sprona, oggi più che mai, a rafforzare il nostro impegno nella difesa di quei valori e per la protezione della sicurezza di tutti i cittadini», scrive su X il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Casellati, libertà e democrazia vanno difese ogni giorno

«Il 16 marzo 1978 le Brigate Rosse colpirono al cuore la Repubblica, tentando di piegarne le istituzioni. Ma risvegliarono anche l’orgoglio e la determinazione di un intero Paese. La reazione dell’Italia, unita, portò alla vittoria della democrazia sul terrorismo. Via Fani resta una ferita indelebile e un monito per ogni generazione: la libertà e la democrazia non sono mai conquiste definitive, vanno difese ogni giorno, con fermezza e unità», ha scritto sui social la ministra per le Riforme istituzionali Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Mulè: il tempo non cancellerà mai la memoria di via Fani

«Non sarà mai il tempo a sbiadire la forza dell’esempio e la potenza della memoria su quel che accadde il 16 marzo 1978 in via Fani a Roma con il rapimento di Aldo Moro e l’eccidio degli uomini della sua scorta: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Sacrificarono la loro vita per difendere i valori fondanti della democrazia dal terrorismo, li chiamiamo a ragione ”eroi” e guardiamo a loro come modelli da seguire in un’epoca ancora inquinata da quella ideologia che pretenderebbe di umiliare la sovranità popolare con la violenza», afferma il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ed esponente di Forza Italia.

Ronzulli, nostro dovere non abbassare mai guardia contro terrorismo

«Con quell’azione, 47 anni fa, la violenza del terrorismo rosso arrivò a colpire il cuore dello Stato, segnando la storia del nostro Paese. Ma quel giorno ha spinto anche l’Italia a ritrovare un senso profondo di unità, a raccogliersi intorno alla difesa delle istituzioni democratiche per contrastare il terrorismo e la furia ideologica brigatista. Quella battaglia è costata la perdita di troppe vite». Così la senatrice di Forza Italia e vice presidente del Senato Licia Ronzulli, che ha ricordato, invitando a non abbassare la guardia, i tanti servitori dello Stato che hanno sacrificato tutto per il nostro Paese.

Perego di Cremnago, ricordare sacrificio servitori Stato è impegno collettivo

«16 marzo 1978: 47 anni fa la Strage di via Fani, una ferita indelebile nella nostra storia, costata la vita a cinque servitori dello Stato, vittime di un vile agguato terroristico. Oggi rendiamo omaggio alla memoria di Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino, eroi che hanno sacrificato la propria vita per il bene comune. Ricordarli non è solo un dovere, ma un impegno collettivo che rende ancora più significativa l’importanza di preservare i valori di democrazia, pace e sicurezza alla base della nostra società». Lo scrive su X Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario di Stato alla Difesa.

Carfagna: memoria e impegno contro terrorismi ed estremismi

«Ricordiamo oggi i cinque uomini della scorta che morirono nel tentativo di proteggere Moro, che sarà assassinato 55 giorni dopo: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino. Diedero la loro vita per difendere le Istituzioni, la democrazia, la nostra libertà dalla furia brigatista. Abbiamo il dovere di onorare sempre il loro sacrificio con la memoria e con l’impegno quotidiano contro ogni forma di violenza politica, di terrorismo e di estremismo, contro ogni tentativo di sovvertire le regole democratiche». Lo scrive su X Mara Carfagna, deputata di Noi Moderati-Centro Popolare.

Ascani, una delle pagine più dolorose storia nostro Paese

«L’Italia reagì unita difendendo la democrazia da quel criminale disegno eversivo. La strage di via Fani resterà sempre una delle pagine più dolorose della storia del nostro Paese. Alle vittime della crudeltà terrorista e ai loro familiari va oggi il nostro pensiero», scrive su X la vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd).

Borghi: memoria di chi si è sacrificato per noi

«Quando la Storia accelera, sterza e si imbizzarrisce succedono fatti che fanno deragliare dai binari le destinazioni di società e comunità. E’ ciò che accadde 47 anni fa in Via Fani: su quel selciato, insieme alle vite di cinque servitori dello Stato che non vanno mai dimenticati, rimase molta di quella speranza per un Paese normale. E’ riannodando quei fili sparsi che potremo ricostruire un futuro degno della memoria di chi si è sacrificato per noi». Lo scrive sui social il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva.

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