Assoreti, Doris :«Consulenti, difendiamo il modello e più spazio ai giovani»
Il neo presidente Assoreti spiega la proposta di defiscalizzare gli oneri per gli under 30: «Va semplificato l’ingresso delle nuove generazioni, più abili sul digitale e di aiuto ai professionisti senior»
di Maximilian Cellino
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«Dobbiamo proteggere e valorizzare un modello che ha dimostrato di saper funzionare molto bene negli ultimi dieci anni, per i consulenti, per gli intermediari e soprattutto per i clienti. Anche per questo motivo occorre creare le condizioni migliori per favorire il ricambio generazionale all’interno del settore e per rendere meno complesso l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo della consulenza». Nelle parole di Massimo Doris non si avverte la sola volontà di consolidare le posizioni guadagnate nel tempo da Assoreti, ma anche uno sguardo rivolto al futuro dell’associazione che rappresenta le reti dei consulenti abilitati all’offerta fuori sede e della quale l’amministratore delegato di Banca Mediolanum ha assunto la presidenza ad aprile.
L’attenzione verso i più giovani che saranno chiamati presto a rilevare il testimone all’interno di una categoria dove l’età media è di circa 52 anni e gli asset gestiti da chi ha più di 65 anni (il 7,7% degli iscritti con mandato attivo) valgono tra i 70 e gli 80 miliardi di euro è infatti una delle priorità del mandato di Doris. E a dimostrarlo è la proposta di emendamento al Dl Lavoro presentata ieri, che prevede l’esonero per i consulenti finanziari under 30 dal versamento dei minimi contributivi a Enasarco per un anno, unito all’impegno delle associate ad Assoreti a garantire loro, sempre per dodici mesi, un rapporto contrattuale.
L’interesse delle nuove leve per la professione di consulente del resto non manca: «Negli ultimi tre anni la quota delle domande di partecipazione all’esame per l’iscrizione all’Albo Ocf degli under 30 è aumentata costantemente fino a raggiungere il 35%», fa notare Doris in questa intervista a Il Sole 24 Ore, prima però di ammettere che «soltanto il 27% di essi ha deciso poi di provvedere all’iscrizione e la quota di giovani che opera attivamente nel settore, pur raddoppiata, raggiunge a malapena il 3,5 per cento».
Quali difficoltà si incontrano al momento dell’inserimento?
Esiste anzitutto un problema oggettivo di sopravvivenza: i guadagni di un consulente sono legati alla misura del proprio portafoglio clienti, ma questo difficilmente può avere dimensioni significative fra i più giovani che attraversano la fase iniziale della carriera e che per motivi anagrafici sono a contatto con individui di fasce d’età che hanno meno denaro da gestire. Occorre poi considerare anche la difficoltà che si incontrano fra i risparmiatori più in avanti con l’età nel dare in gestione la propria ricchezza a consulenti molto giovani, una riluttanza non del tutto giustificata ma comprensibile perché nella natura umana.


