Auto europea: CO2, margini in calo, Cina, dazi Usa. Quanto potrà resistere?
Gennadij Kremer e Lucas Nathan Pozza Pessoa, di Scope Ratings, analizzano lo stato di salute dei produttori. «Utili operativi in caduta nel 2024»
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Il 2025 sarà un anno cruciale per l’industria automobilistica europea. Tra la regolamentazione più stringente sulle emissioni di CO2 (e conseguente rischio di sanzioni miliardarie), una concorrenza globale feroce e l’incertezza geopolitica (leggasi: confronto Usa-Cina su tutti), la capacità dei produttori di adattarsi rapidamente sarà determinante per garantire sostenibilità e competitività. L’industria automobilistica europea entra nel 2025 affrontando un mix di sfide cicliche e strutturali che ne stanno mettendo alla prova resilienza e competitività. La domanda interna ancora debole e un mercato cinese iper competitivo (ormai dominato da produttori locali di veicoli elettrici più convenienti e a tecnologia avanzata) contribuiranno alla contrazione dei margini. Lo sostengono gli analisti di Scope Ratings, Gennadij Kremer e Lucas Nathan Pozza Pessoa, in un report sul settore.
Le prospettive a breve termine rimangono gestibili grazie alle solide posizioni di cassa accumulate negli anni che hanno seguito la crisi del Covid. «Gli utili operativi dei produttori europei seguiti da Scope - si legge nel report - si sono ridotti fino a 6,5 punti percentuali nei nove mesi fino a fine settembre 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un calo complessivo di circa 1 milione di unità vendute. I produttori hanno compensato solo in parte il calo dei ricavi e la compressione dei margini con aumenti di prezzo e vendite di modelli più costosi». Il mix di investimenti crescenti, vendite deboli e profittabilità in calo rischia però di intaccare le riserve finanziarie e mettere sotto pressione i bilanci, nel medio termine.
Scope Ratings conferma, inoltre, che i maggiori dazi annunciati da Donald Trump potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. In questo scenario, sarà fondamentale per i costruttori europei, secondo il report, rafforzare la resilienza attraverso una maggiore integrazione verticale (sul modello cinese, BYD in testa, ndr), investimenti mirati in tecnologie avanzate e una strategia industriale coordinata a livello europeo. In sintesi, il 2025 sarà un banco di prova decisivo per l’industria continentale dell’auto, stretta fra transizione ecologica e corsa per ritrovare competitività.
Gennadij Kremer e Lucas Nathan Pozza Pessoa, quali strategie possono adottare i produttori europei (in particolare i tedeschi) per affrontare due dei rischi più critici a breve e medio termine: le difficoltà conclamate nel mercato cinese e la pressione normativa dell’Ue sulle emissioni di CO2?
GK: In Cina, la domanda di veicoli elettrici (Ev) è ancora buona, ma il calo delle quote di mercato per le case europee è legato sia alla concorrenza dei prodotti locali, più economici, sia al rallentamento economico generale. Per evitare ulteriori perdite, i produttori europei dovranno offrire veicoli elettrici più accessibili, anche nel segmento medio-basso, una strategia che però non tutti sono disposti a seguire. Le case premium come Mercedes-Benz preferiranno mantenere il focus sulla redditività piuttosto che sulla quota di mercato. Sul fronte delle emissioni, alcune aziende potrebbero ricorrere all’acquisto di crediti di carbonio per evitare multe pesanti, anche se ciò ridurrebbe ulteriormente i margini di profitto.


