Incentivi

Auto, l’Ue studia un piano di incentivi all’acquisto delle vetture «made in Europe»

Il 5 marzo Bruxelles presenterà il piano d’azione per il settore

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È davvero finita l’era degli incentivi all’acquisto di auto? Dopo la netta frenata del governo italiano, dettata soprattutto dalle tensioni nei rapporti con Stellantis nell’era Tavares, ora gli occhi sono puntati sulle mosse della Commissione europea. Se nuovo piano di incentivi sarà, insomma, sarà un piano europeo. E il prossimo 5 marzo sarà una data spartiacque. Quel giorno Bruxelles svelerà il piano d’azione per l’automotive, preannunciato dalla presidente Ursula von der Leyen e al quale lavora il commissario ai Trasporti sostenibili, il greco Apostolos Tzitzikostas. Contemporaneamente in Italia si svolgerà un nuovo round del Tavolo di settore, convocato dal ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso.

Convergenze e Tavolo a Roma

Non è solo una coincidenza. Il governo intende iniziare a confrontarsi con associazioni di settore e sindacati su quelle che sono le prime idee emerse a livello europeo nei confronti informali con i commissari. Idee su cui in vari punti è maturato un discreto livello di convergenza tra Stati, a partire da Francia e Italia.

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Quando si parla di incentivi europei all’auto, si intende innanzitutto un programma coordinato che a differenza di quanto accaduto negli anni passati dovrebbe evitare divari eccessivi nell’andamento di un mercato rispetto a un altro, se dettati esclusivamente dal “doping” dei bonus all’acquisto.

Il nodo delle risorse

Dovrebbe poi scattare - ed è forse il tassello più difficile da inserire nello schema - un finanziamento comune a livello europeo, e qui la partita potrebbe risolversi solo a giugno quando si entrerà nel vivo del Quadro finanziario pluriennale e quindi dei budget per le singole iniziative.

Flotte aziendali

È ancora prematuro individuare i contenuti di un possibile piano Ue sugli incentivi alle auto meno inquinanti. Tuttavia qualche indicazione è emersa nei colloqui informali tra governi e commissari e una traccia è contenuta anche nella Bussola per la competitività, il documento programmatico presentato dalla presidente von der Leyen lo scorso 29 gennaio. Nel testo si fa esplicitamente cenno a «iniziative ambiziose dal lato della domanda e dell’offerta, come una proposta sulla trasformazione green delle flotte aziendali».

L’ipotesi leasing sociale

La Francia è tra i più convinti sostenitori di questa linea di azione, ed inoltre spinge per applicare su vasta scala quanto fatto in casa per sostenere il mercato delle auto elettriche con il sistema del “leasing sociale” per sostenere il noleggio “a prezzo accessibile” per le famiglie a basso reddito.

Quest’ultima opzione è stata più volte vagliata anche dal governo italiano, che tuttavia non l’ha inserita nella campagna di incentivi dello scorso anno ritenendo che, a conti fatti, potesse risultate controproducente in termini di difesa delle quote di produzione italiana (cioè di modelli Stellantis).

La clausola “made in Europe”

Altro discorso è quello della difesa di modelli ad alto contenuto di made in Europe. Qui la convergenza tra i principali Stati membri che ospitano industrie automobilistiche potrebbe più facilmente concretizzarsi. Ancora una volta la Francia, negli anni scorsi, ha indicato una possibile via. Parigi, ai fini dell’incentivazione delle auto elettriche, ha introdotto un metodo di calcolo delle emissioni su tutto il ciclo di vita dell’auto (considerando quelle in fase di produzione e trasporto) e non solo sullo scarico finale, in questo modo delimitando fortemente la gamma di modelli asiatici, e cinesi in particolare, ammessi al bonus. Ne è scaturito un riequilibrio delle quote di mercato e un assist a tutta la filiera francese. Il ministero delle Imprese e del made in Italy guidato da Urso aveva iniziato a studiare uno schema di questo tipo, pur con le dovute differenze, ma tutto si è arenato nelle sabbie mobili dello scontro con Tavares. L’armistizio poi firmato con il presidente di Stellantis, John Elkann, ha comunque sancito lo stop agli incentivi alla domanda, in attesa come detto di iniziative europee.

Le regole sugli appalti

Una strada alternativa al “modello francese”, ancora più ambiziosa, potrebbe essere introdurre direttamente il principio della priorità agli acquisti “made in Europe” direttamente nelle regole europee sugli appalti, che saranno soggette a un riordino. Una via oggettivamente più complessa, che verosimilmente dovrebbe basarsi su una quota di componentistica europea da garantire nella produzione finale dei veicoli incentivati. In questo caso, però, occhio ai tempi: secondo quanto inserito nella Bussola per la competitività, la revisione delle direttive sul public procurement scatterà solo nel 2026.


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