Auto, perché la frenata delle vendite in Cina è un avviso per l’Europa
A luglio consegne in calo del 2,6% rispetto al 2022 dopo il -2,9% di giugno. Continua invece la corsa delle esportazioni: il mese scorso balzo del 63%
di Alberto Annicchiarico
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I punti chiave
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Il mercato cinese dell’auto si conferma in frenata, complice l’economia sull’orlo della deflazione, ma questo potrebbe avere un effetto non secondario su equilibri ormai consolidati in Europa. Le vendite di autovetture in Cina sono diminuite per il secondo mese consecutivo a luglio. Il mercato più grande del mondo potrebbe perdere l’occasione del rimbalzo post-pandemia: nel 2022 le vendite hanno toccato quota 24,2 milioni; nell’anno in corso si stimava una crescita del 3%. Invece nei primi sette mesi si è registrato un +1,7% a 11,4 milioni di unità.
Agevolazioni fiscali estese al 2027
A luglio le consegne sono state 1,79 milioni, -2,6% rispetto a un anno fa, secondo i dati della China Passenger Car Association (Cpca). A giugno il calo era stato del 2,9 per cento. Per rilanciare la domanda le autorità a giugno hanno esteso le agevolazioni fiscali per gli acquisti sulle auto a basse e zero emissioni (Nev) fino al 2027.
La scommessa sull’Europa
I costruttori cinesi, a questo punto, scommettono con maggiore convinzione sull’estero. Già nel primo trimestre la Cina è diventata il primo esportatore a livello globale, superando anche Germania e Giappone, grazie a un incredibile balzo dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2022. La stessa Cpca ha fatto sapere che a luglio le esportazioni sono aumentate del 63% su base annua dopo un ulteriore balzo del 56% a giugno. In Europa un primo riflesso si è avuto con l’affermazione del debuttante suv Atto 3 della Byd, vettura elettrica più venduta in luglio in Svezia, davanti a Tesla Model Y (che costa circa 10mila euro in più) e Vw ID.4. Byd ha appena aperto i suoi primi cinque store in Italia, il primo in piazza Duomo a Milano. Che cosa può succedere?
I dati Jato Dynamics mostrano che i 26 brand cinesi presenti in Europa hanno venduto 43.101 unità immatricolate tra gennaio e giugno 2023, ovvero una quota di mercato dello 0,66% contro lo 0,43% di dodici mesi prima. Includendo MG (storicamente un brand britannico ma di proprietà Saic), la quota di mercato dei brand del Dragone diventerebbe il 2,25% e le immatricolazioni aumenterebbero fino a 147.394 unità. E si potrebbe andare avanti se si volessero includere anche marchi come Polestar (svedese ma del gruppo cinese Geely), Smart (jv tra Geely e Mercedes che costruisce in Cina) o perfino Dacia, il cui modello elettrico Spring è fabbricato in Cina. Le previsioni di crescita delle quote di mercato variano da un 6% nel 2026 (AlixPartners) al 15% a cui si spinge Kpmg.
Il McKinsey China Auto Consumer Insights 2023
Sul mercato interno, intanto, prosegue la guerra al ribasso dichiarata da Tesla all’inizio dell’anno e che coinvolge oltre 40 marchi. GM e Volkswagen si sono unite a un nuovo giro di tagli a luglio. E i consumatori? La reazione riflette quanto spiegato dal rapporto di McKinsey “China Auto Consumer Insights 2023”. Il salto di qualità nell’acquisto di un’auto migliore e più performante (il cosiddetto trade up) è ormai un trend acquisito, ma l’economia con il freno a mano tirato può spingere verso scelte più razionali: aspettare o puntare su modelli più economici, made in China, ma non per questo tecnologicamente meno validi. Per esempio, tra le elettriche, che a luglio erano il 35% delle vendite (+31%, in calo del 3,6% su giugno) oltre il 70% degli acquisti, secondo il report, non supera i 25mila euro.

