Codice delle strada

Auto storiche, il danno erariale da abuso di storicità è di 30 milioni

Alla Camera presentato un emendamento per portare gli enti certificatori da 5 a 8. I veicoli con vantaggio fiscale da storicità sono 553mila

di Alessandro Galimberti

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Tra le pieghe del Ddl 1435 - Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada - atteso in aula a Montecitorio la prossima settimana, spunta l’emendamento “auto storiche”. L’iniziativa del deputato Barbagallo (Pd) punta ad allargare il novero degli enti certificatori della «storicità» delle automobili (articolo 60 del Cds) aggiungendo tre sigle alle attuali cinque: Ferrari classiche, Aci-Storico e Storico nazionale Aavs (quest’ultima un’associazione triestina specializzata in auto d’inizio secolo scorso).

Procedure sotto il tetto del ministero dei Trasporti

Ma la modifica che potrebbe far saltare il tappo (o a chiuderlo, secondo i punti di vista) a un settore dai numeri inusitatamente alti è la norma successiva (articolo 32-bis) che porta, sostanzialmente, sotto il tetto del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture procedure, requisiti e titolarità per il riconoscimento della caratteristica di auto storica. Un tema non da poco, questo, considerate le conseguenze del ”titolo” soprattutto dal punto di vista fiscale, dall’esenzione del bollo auto (totale in diverse Regioni, parziale in altre) e delle tasse inerenti le transazioni (Ipt su tutte) e sulle polizze assicurative. Piccolo particolare: per ottenere tali benefici oggi è sufficiente presentare una domanda sostanzialmente autocertificata a uno dei cinque enti riconosciuti dal 1992 (Asi soprattutto, marginali quelli legati ai marchi Lancia, Fiat e Alfa Romeo) pagando una quota dagli stessi stabilita, con relativa trascrizione sul libretto di circolazione del veicolo.

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20 e 30 anni di vita

In contrasto con la direttiva 2014/45/Ue - che definisce i veicoli di interesse storico quelli con almeno 30 anni, non più in produzione, preservati e mantenuti storicamente nello stato originario che non abbiano subito modifiche sostanziali nelle caratteristiche tecniche - il Cds oggi consente di considerare storici veicoli con il solo requisito di 20 anni di età (poco più alta della media di vita dei 40 milioni di autoveicoli circolanti). Pertanto il generalizzato riconoscimento dello status di veicoli storici, produce l’aumento esponenziale delle richieste dei certificati di storicità da parte di chi cerca di beneficiare del grande vantaggio fiscale.

553mila veicoli con vantaggio fiscale

Secondo dati di fonte Aci, i veicoli con vantaggio fiscale da “storicità” sono 553mila, ma di questi solo il 20% sarebbero coerenti con l’esenzione, pensata per auto “da esibizione” con poche uscite l’anno e pochissimi chilometri da percorrere, mentre l’80% del parco certificato “storico” oggi risulta usato quotidianamente e per assolvere alle normali funzioni da mezzi di trasporto. Non solo: nel censimento dei mezzi “storicizzati” risultano anche furgoni commerciali in pieno esercizio.
Il danno erariale da abuso di “storicità” - tra bollo e tasse eluse - si aggira sui 30 milioni di euro l’anno, ma il dato è incrementale considerata la curva inarrestabile di certificati rilasciati a un parco circolante sempre più anziano.

La Camera arbitrale internazionale

In questo contesto è da registrare la presa di posizione della Camera arbitrale internazionale - marchio Ue che raggruppa in Italia oltre 1.300 arbitri e periti di provenienza accademica e professionale - che chiede di intervenire «per sanare questa anomala incongruenza per cui chiunque, pur non avendo specifiche capacità ma semplicemente facendo parte di una federazione di appassionati, può stabilire liberamente chi possa essere sgravato da una tassa dello Stato», argomenta il presidente nazionale Rocco Guerriero.

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