Pitti Uomo, giorno 1

Aziende e istituzioni insieme per attrarre talenti nell’industria della moda

L’apertura della fiera è l’occasione per ricordare l’importanza della formazione. A breve si apriranno le iscrizioni al nuovo liceo del Made in Italy. Al via anche una nuova Academy del Centro di Firenze per la moda italiana

di Silvia Pieraccini

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In una fredda giornata di sole, scandita dai grandi timer che dentro la Fortezza da Basso di Firenze, dove si svolge il salone di moda maschile Pitti Uomo, ricordano che il tempo scorre e il mercato non aspetta, il made in Italy si prende la scena. Non solo per la bellezza e la qualità degli abiti, borse e scarpe fatti in Italia, più alta rispetto a quelli realizzati oltreconfine, ma anche perché tutti i rappresentanti istituzionali, intervenuti all’inaugurazione della manifestazione (fino a venerdì 832 marchi per il 46% stranieri presentano le nuove collezioni), hanno espresso a una sola voce la volontà di valorizzare e difendere lavorazioni e lavoranti della filiera-moda.

«Dobbiamo essere orgogliosi del made in Italy e raccontare ai ragazzi, già alle scuole dell’obbligo, quanto può essere stimolante stare in un laboratorio di abiti o di scarpe», ha detto il sindaco di Firenze, Dario Nardella. «Il tessile-abbigliamento ha toccato 65 miliardi di ricavi nel 2023 con una crescita del 3% sul 2022 e del 18% sul pre-Covid», ha sottolineato Sergio Tamborini, presidente di Smi (Sistema moda Italia), aggiungendo che i primi mesi del 2024 si presentano più complessi, con le aziende sotto pressione. «Questo sarà l’anno del made in Italy», ha annunciato il ministro delle Imprese Adolfo Urso, ricordando che tra pochi giorni si apriranno le iscrizioni al liceo del Made in Italy, varato a fine 2023 dal parlamento e in partenza il prossimo anno scolastico.

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Il nuovo liceo, che punta a promuovere le produzioni italiane d’eccellenza, la creatività e l’imprenditorialità, nascerà dalla trasformazione (volontaria, saranno le scuole a decidere) delle prime classi dei licei delle scienze umane con indirizzo economico-sociale. «Formerà le professioni delle filiere strategiche del made in Italy, a cominciare dalla moda, dall’abbigliamento, dall’arredo, dalla ceramica, ma anche i mestieri delle filiere più innovative come l’aerospazio», ha detto Urso indicando il 15 aprile come «giornata del made in Italy» nella quale creativi, imprenditori, cavalieri del lavoro saranno chiamati a incontrare i giovani o ad aprire loro le porte delle aziende.

Proprio i giovani sono al centro dell’iniziativa annunciata da Antonella Mansi, presidente del Centro di Firenze per la moda italiana (Cfmi), che controlla la società Pitti Immagine, organizzatrice del salone di moda maschile: una Academy, finanziata grazie alla sponsorizzazione di Unicredit (che si è legata alle fiere del Pitti fino al 2025), per formare i ragazzi sui temi della cultura industriale e della sostenibilità, grazie anche ai manager della banca. Si partirà con 100 studenti delle scuole di moda, ha spiegato Annalisa Areni ,di Unicredit, focalizzandosi sulla progettazione sostenibile dei prodotti fashion. Mansi, che sta per concludere il secondo mandato alla guida di Cfmi, sarà con tutta probabilità riconfermata per un terzo (grazie a una modifica dello statuto), visto l’auspicio espresso sia dal sindaco Nardella sia dal presidente di Pitti Immagine, Antonio de Matteis. Sulla rappresentanza del settore moda “allargato” si aprono però nuovi scenari poiché ieri Smi ha annunciato l’uscita dalla federazione Confindustria Moda.

La prima giornata della fiera, affollata di compratori, è servita a tastare il polso agli acquisti del prossimo autunno-inverno. Innovazione nei materiali e nelle vestibilità sono i binari lungo cui si snodano le proposte moda, con un occhio strategico ai mercati esteri evocati dal presidente di Ice, Matteo Zoppas: «Andare a cercare nuovi mercati e nuove nicchie dovrà essere la missione delle aziende».

Aziende che, in qualche caso, hanno avuto difficoltà a reperire tessuti e filati a causa dell’alluvione che il 2-3 novembre ha colpito alcune zone industriali del distretto tessile di Prato, da Capalle alla Val di Bisenzio fino a Montale-Agliana. «Il sistema dei terzisti pratesi ha subito danni importanti – ha detto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani – ora c’è la necessità che il Governo supporti il rilancio delle imprese toscane del settore moda colpite dall’alluvione».

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