Al via Pitti Uomo

Creatività, logistica, retail: dove investiranno le aziende per superare le incertezze

Le strategie dei marchi per crescere, soprattutto all’estero, dove va il 74% della produzione della moda uomo. Un comparto che chiuso il 2023 con un fatturato a circa 11,9 miliardi (+4,9%)

di Silvia Pieraccini

Un’immagine dell’edizione Pitti Uomo 103 del gennaio 2023

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L’industria italiana della moda si ritrova al Pitti Uomo di Firenze sospinta da forze contrapposte: da una parte i fattori esogeni che non fanno stare tranquilli (le guerre, l’inflazione, gli aumenti energetici); dall’altra la volontà di riconquistare un mercato stanco e, soprattutto, i clienti internazionali (in testa la Germania) con capi innovativi e servizi efficienti. Per questo il salone-evento diventato il punto di riferimento mondiale della moda maschile – in corso da oggi a venerdì 12 alla Fortezza da Basso con 832 marchi per il 46% stranieri, che presentano le collezioni per l’autunno-inverno 2024-2025 – sarà un bel termometro delle condizioni di salute del comparto uomo, che ha chiuso il 2023 con un fatturato che sfiora 11,9 miliardi di euro (+4,9%), per il 74% export, e un saldo commerciale a 2,8 miliardi (+11%), secondo le stime di Confindustria Moda.

Ora è come se le aziende fossero di fronte al semaforo giallo: per alcune è pronto a scattare il verde, per altre si annuncia il rosso. Ma il colore futuro dipenderà soprattutto dalla capacità di investire anche in una fase così incerta. Riorganizzare la produzione e la logistica e potenziare il digitale sono i binari indicati come strategici sia dalle aziende del lusso che da quelle del comparto premium.

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«La sfida del futuro passa attraverso l’efficientamento della distribuzione, intesa come puntualità delle consegne ai negozi – spiega Claudio Marenzi, storico espositore del Pitti Uomo col suo marchio di fascia alta Herno, 177 milioni di ricavi 2023 (+16%) –. Puntualità che è sempre più importante avendo collezioni trasversali e meno agganciate alle stagioni». Ecco perché Herno sta investendo nei sistemi informativi e nella logistica, con nuovi spazi all’interporto di Verona. «Queste fasi di mercato non troppo brillanti sono importanti per riflettere e riorganizzare senza l’assillo della crescita», aggiunge Marenzi, già presidente di Pitti e di Confindustria Moda.

Investe nella logistica anche un protagonista del lusso come Stefano Ricci, fatturato record a 200 milioni di euro l’anno scorso (+40%) per oltre il 90% all’estero: «In marzo sarà pronto un nuovo magazzino da 4mila metri quadrati vicino all’aeroporto di Firenze che ci consentirà di riorganizzare la sede di Fiesole – spiega l’ad dell’azienda di famiglia Niccolò Ricci –, liberando spazio per ampliare il controllo qualità e accogliere la sartoria che prima era in un’altra sede». Stefano Ricci sta continuando a investire anche nel retail con nuove aperture di boutique in Vietnam e negli Stati Uniti.

Il retail è il focus 2024 di Artcrafts International, azienda fiorentina di Simone Ponziani che detiene marchi propri (come i capospalla Canadian), marchi in licenza (Mou, Womsh) e la distribuzione esclusiva per l’Italia di un ventaglio di altri brand tra cui Crocs, Ipanema, Sholl, Reef, Teva e i nuovi Caterpillar e Norda. In tutto sono 17 marchi, per un fatturato 2023 che ha superato per la prima volta i 100 milioni di euro. Ora Artcrafts punta sui negozi multibrand a marchio Paragon, formula già sperimentata nel centro storico di Firenze e nel centro commerciale milanese Merlata Bloom (oltre che in diversi outlet): «Nei prossimi quattro-cinque anni vogliamo aprirne altri 10-15 negozi full price», annuncia Ponziani. Nel 2023 Artcrafts ha venduto più di tre milioni di capi, di cui 200mila online.

Il 75% dei ricavi arriva dal wholesale. Il wholesale è fondamentale anche per la napoletana Briglia 1949, 18 milioni di ricavi 2023 (+20%) per il 50% all’estero, che produce solo pantaloni made in Campania e che ora sta investendo nel digitale, per migliorare il riassortimento e il sell out, e nella vestibilità: «I volumi sono cambiati – spiega Michele Carillo, titolare dell’azienda con le sorelle, che al Pitti Uomo porta un progetto di denim sartoriale applicato all’abito – oggi si vuole stare comodi e si vuole un prodotto sempre più lussuoso. Ma insieme alla ricerca sul prodotto è fondamentale il servizio, bisogna essere sempre più efficienti nel servire il cliente».

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