Bambini, vietare gli smartphone a scuola non limita ansia e depressione
Lo studio segnala come da sola la misura dello stop ai dispositivi nelle aule cambia davvero poco in termini di traiettoria di benessere psicofisico dei giovani
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I punti chiave
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Vietare lo smartphone a scuola. Se ne parla molto. E i pareri non sono sempre concordi. Ma quanto può essere davvero utile questo “allontamento” forzato dalla tecnologia? E soprattutto, la proibizione può servire davvero per favorire un miglior benessere psicologico nei giovanissimi? Nella discussione si inserisce una ricerca condotta dagli esperti dell’Università di Birmingham, che sembra avviare a un atteggiamento maggiormente permissivo. O meglio. Segnala come da sola la misura dello stop ai dispositivi a scuola cambia davvero poco, in termini di traiettoria di benessere psicofisico dei giovani.
La conclusione dello studio, pubblicato su Lancet Regional Health Europe, è infatti lapidaria: vietare tout court gli smartphone nelle aule non sarebbe sufficiente per limitare gli effetti negativi del loro utilizzo eccessivo e spesso improprio, sia che si tratti di consultazione pura e semplice o messaggistica sia che si viva nel pianeta dei social network. Per affrontare la problematica, secondo gli studiosi d’oltre Manica, occorre una visione più ampia del rapporto tra smartphone e giovani, che non si limiti al mondo scolastico.
Cosa emerge dall’indagine
La ricerca ha preso in esame per più di un anno studenti di 20 istituti con politiche restrittive e di 10 scuole con politiche invece permissive, che concedevano l’uso del telefono in ricreazione, nella pausa per il pranzo e nelle aree esterne. Sono stati valutati come parametri di benessere psicofisico informazioni sul benessere psicologico, sulla comparsa di ansia e sintomi depressivi, sul comportamento in classe, oltre a dati relativi all’attività fisica e al sonno. E non sono state osservate differenze significative tra gli istituti con regolamenti maggiormente permissivi e quelli con indicazioni più stringenti all’impiego dello smartphone, anche sul fronte del rendimento scolastico in materie chiave come inglese e matematica. O meglio. Negli ambiti in cui il dispositivo è stato proibito si è osservata (come era lecito attendersi) una leggera diminuzione dell’uso dei telefoni da parte degli studenti (di circa 40 minuti) e dei social media (circa 30 minuti) a scuola. Ma in ogni caso lo studio suggerisce che l’impatto è minimo e che le politiche scolastiche che vietano l’uso ricreativo del telefono non hanno portato a una riduzione significativa del tempo complessivo quotidiano trascorso utilizzando telefoni e social media.
Fondamentale limitare l’esposizione totale
Secondo l’autrice principale dello studio Victoria Goodyear, come riporta una nota dell’Università inglese, si è «trovato un collegamento tra il maggior tempo trascorso su telefoni e social media e risultati peggiori, sia in termini di benessere mentale e salute mentale. Non solo. Chi rimane troppo a lungo attaccato allo schermi tenderebbe ad avere un minor tasso di esercizio fisico e maggiori problemi di sonno, oltre a comportarsi peggio in classe e ad avere un percorso di studi con risultati meno soddisfacenti». Ma attenzione. Come rileva la stessa Goodyear, tutti questi dati «suggeriscono che ridurre questo tempo trascorso sui telefoni è un obiettivo importante. Ma dobbiamo fare di più che concentrarci solo sulle scuole e considerare l’uso del telefono dentro e fuori la scuola, per un giorno intero e per l’intera settimana».
Insomma: come segnala Miranda Pallan dell’Università di Birmingham, autrice senior del documento, «lo studio suggerisce che le politiche scolastiche non sono la panacea per prevenire gli impatti negativi dell’uso di smartphone e social media. Il documento mostra che le politiche restrittive sull’uso ricreativo del telefono nelle scuole non portano a risultati migliori tra gli studenti, ma che affrontare l’uso generale del telefono dovrebbe essere una priorità per migliorare la salute e il benessere tra gli adolescenti».

