La reazione dei listini

Bce verso il 4%? Così il mercato prende le misure a Lagarde (senza panico)

Le Borse rallentano la corsa, ma non deragliano. Gli operatori vedono ulteriori rialzi dopo quello (già indicato) di luglio e iniziano a valutare l’ipotesi di un 2024 senza tagli con una reazione (per ora) insospettabilmente composta.

di Maximilian Celllino

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Il previsto rialzo di 25 punti base dei tassi Bce e la successiva conferenza stampa di Christine Lagarde che ha visto prevalere sul piatto della bilancia i toni da «falco» finiscono per rallentare l'entusiasmo sui mercati, senza al tempo stesso impaurire più di tanto gli investitori che pensano piuttosto a prendere le misure con le successive mosse di politica monetaria senza fare drammi. Si spiega in fondo così la reazione delle Borse europee, che hanno chiuso la seduta sì in calo (Milano ha ceduto lo 0,28%) ma pur sempre sopra i minimi toccati poco dopo l’annuncio dell’Eurotower.

Lagarde (Bce): Inflazione ancora troppo alta, rialzo tassi dello 0,25%

Gli avvertimenti di Lagarde

La presidente della Bce è stata stavolta infatti piuttosto chiara nell’indicare che un ulteriore aumento del tasso sui depositi al 3,75% (dal 3,5% attuale) nel prossimo incontro di settembre è «molto probabile» e lo ha fatto aggiungendo frasi a effetto quali «non siamo ancora arrivati a destinazione» oppure «abbiamo ancora spazio da percorrere» riferendosi alla politica monetaria. Il futuro dipenderà certo ancora dai dati che saranno pubblicati nei prossimi mesi, come non ha mancato di ripetere Lagarde, ma la particolare attenzione a temi quali l’inflazione di fondo (le cui stime sono state aumentate dallo staff interno) e agli effetti provocati dalla resistenza del mercato del lavoro e delle dinamiche salariali sembrano spostare più in alto e avanti nel tempo il capolinea dei tassi euro.

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Gli esperti prendono le misure

«Consideriamo il 3,75% come l’estremo inferiore della zona di approdo del tasso terminale per i depositi presso la Bce» sostiene Konstantin Veit, gestore di Pimco, che mette così in guardia sul rischio che i livelli di riferimento si attestino su valori «più elevati per un periodo più lungo rispetto alle aspettative del mercato». Le proiezioni aggiornate dello staff e il linguaggio della conferenza stampa «suggeriscono una prospettiva di politica monetaria decisamente più aggressiva del previsto e indicano che la Bce si sta dirigendo verso tassi più vicini al 4%» aggiunge Katharine Neiss, chief European economist di Pgim Fixed Income.

Le variabili in campo (dopo luglio)

Riguardo quest’ultima ipotesi che si fa ormai strada fra gli operatori e che rimanda all’appuntamento di settembre Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, avverte che «sarà il frutto della ponderazione di due fattori opposti quali il calo dell’inflazione (soprattutto core) determinato dalla componente servizi e l’impatto marcato sulla crescita determinato da un eccessivo rialzo dei tassi, in particolare per i paesi come la Germania più legati alla manifattura». È tuttavia altrettanto chiaro che l’indicazione di Lagarde sul fatto che l’ipotesi di una «pausa» come quella messa in atto dalla Federal Reserve il giorno precedente non sia neanche stata presa in discussione «potrebbe spingere il mercato a non prezzare alcuni dei tagli dei tassi attesi per il 2024», come rileva Altaf Kassam, Head of Investment Strategy & Research per l’area Emea di State Street Global Advisors.

I segnali dal mondo dei bond...

Tutto questo aiuta a spiegare anche i movimenti sull’obbligazionario, dove i rendimenti dei titoli di Stato sono cresciuti di alcuni centesimi con il BTp decennale al 4,12%, il Bund al 2,50% e lo spread di conseguenza ancora in marginale riduzione a 162 punti base. Qui l’effetto è stato più marcato sulle scadenze più ravvicinate «con un’accentuazione ulteriore dell’inversione della curva tedesca arrivata a 63 punti sul segmento 2/10 anni, segnale - spiega Cesarano - della percezione degli operatori secondo cui spingersi troppo oltre nel rialzo dei tassi può impattare molto più negativamente sulla crescita rispetto ai potenziali benefici in termini di contenimento dell’inflazione».

... e quelli delle valute

E attraverso le stesse lenti occorre leggere il rafforzamento dell’euro oltre quota 1,09 dollari, cioè ai livelli più elevati da oltre un mese. In questo caso occorre considerare anche il dato debole (secondo consecutivo) arrivato dai sussidi di disoccupazione settimanali negli Usa nel pomeriggio, ma è evidente che gli operatori stiano anche iniziando a prezzare la parziale chiusura del differenziale tassi su entrambe le sponde dell’Atlantico. Anche in questo caso piccoli aggiustamenti, ma niente panico fra gli investitori.

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