Debito pubblico

Il minispread ha le ore contate? Ecco i tre scenari di Morgan Stanley

Il differenziale BTp-Bund viaggia ai minimi dall’aprile 2024 contro ogni aspettativa. Ma ora la situazione rischia di cambiare (in peggio).

di Maximilian Cellino

(donfiore - Fotolia)

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Spread a quota 164. Pochi forse si aspettavano qualche mese fa un differenziale tassi fra BTp e Bund sui livelli dell’aprile dello scorso anno, quando ancora la Bce doveva intraprendere la strada al rialzo che salvo colpi di scena seguirà anche giovedì 15 giugno. Non tutti gridano però alla sorpresa: Morgan Stanley non escludeva per esempio una sovraperformance dei nostri titoli di Stato nella prima parte del 2023 ed era arrivata a prevedere un restringimento dello scarto a 175 e possibilmente fino ai 160 punti base che stiamo vedendo in questi giorni. Il problema è che la banca d’affari Usa teme un’inversione di tendenza nel resto dell’anno un potenziale nuovo allargamento di 35 punti.

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Le ragioni a favore

L’exploit dei BTp, se così si può chiamare, si spiega in parte con l’andamento migliore delle attese dell’economia italiana, spinta da un settore servizi che secondo Morgan Stanley farà da traino anche in estate, oltre che da fattori tecnici legati alla composizione del nostro pur enorme debito pubblico e alla sua allocazione presso gli investitori. La quota detenuta all’estero, quella che tende a creare maggiore volatilità, è in costante discesa (26,6%) a vantaggio della fetta più stabile in mano ai risparmiatori italiani (9,9%). Un impatto finora minore del temuto della decisione dell’Eurotower di interrompere il piano di acquisto di titoli e di procedere alla parziale riduzione del bilancio (quantitative tightening) e la quiete sui mercati hanno rappresentato ulteriori elementi di sostegno, che rischiano però di avere le ore contate.

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Gli ostacoli sul percorso

«La crescente evidenza che l’Eurozona sta risentendo dell’impatto della stretta monetaria e l’effetto negativo dell’intero Qt della Bce - avverte Morgan Stanley - potrebbero far rimanere indietro i BTp rispetto alle obbligazioni core». Quando si tratta di tirare le somme, gli analisti preferiscono fare i confronti con la Spagna: lo spread fra BTp e Bono, spiegano, dipende al 70-80% dalla differenza dei rating dei due Paesi, ma anche del quantitativo di debito detenuto dai non residenti, dalla volatilità dei mercati azionari e dal livello di liquidità in eccesso nell’Eurosistema.

I titoli italiani sono al momento a premio di 25-30 punti base rispetto a quelli spagnoli, ma la differenza è destinata a chiudersi da qui a fine anno

«Tenendo conto di questi fattori i titoli italiani sarebbero al momento a premio di 25-30 punti rispetto agli spagnoli, ma la differenza è destinata a chiudersi da qui a fine anno proprio a causa della minore liquidità in eccesso, dello stop ai reinvestimenti Bce e di una maggiore volatilità fra gli asset rischiosi», conclude Morgan Stanley. Di qui l’indicazione di un possibile allargamento anche per lo spread BTp-Bund che potrebbe valere in media 35 centesimi.

Le ipotesi di Morgan Stanley

I conti finali sul debito pubblico si fanno però sul valore effettivo dei tassi, non sui differenziali fra Paesi, e qui la situazione potrebbe variare secondo gli scenari prospettati. In quello «base» gli analisti prevedono condizioni di credito «piuttosto rigide» per l’area euro nella seconda metà del 2023 unite a una crescita «inferiore al potenziale» per il Pil (0,7% annuo).

In un contesto simile gli investitori esteri liquideranno altri 25 miliardi di euro di BTp da qui a fine anno, i rimborsi Tltro ridurranno l’eccesso di liquidità di circa 1.000 miliardi e la volatilità azionaria aumenterà fino al 27% annuo. La buona notizia, sotto questo aspetto, è che la prospettiva di un allentamento dei tassi della Bce nel secondo trimestre 2024 dovrebbe riportare i flussi verso il nostro Paese e contribuire a comprimere di nuovo gli stessi spread già nei primi mesi del prossimo anno.

All’ipotesi più probabile Morgan Stanley affianca anche due situazioni diametralmente opposte per i nostri BTp. Lo scenario «toro» vede la Bce raggiungere il picco dei tassi al 3,75%, ma anche un «atterraggio duro» negli Stati Uniti che si ripercuoterà in Europa. Questo costringerà l’Eurotower a tagliare di 100 punti base già nel primo trimestre 2024 e di ulteriori 50 nel secondo, per riportare il livello al 2,25% beneficiando così i «periferici».

La zampata dell’orso arriverebbe invece con un’inflazione di fondo sostenuta e tale da spingere i tassi euro fino al 4,25% entro fine anno, allontanare ancora di più gli investitori esteri dai BTp e mantenere la volatilità delle azioni su un livello storicamente elevato del 30% annuo: difficile, in questo caso, immaginarsi uno spread sotto quota 200 per tutto il 2024.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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