Bce pronta ad alzare i tassi. E se tornassero di moda i vecchi CcT?
I titoli del Tesoro indicizzati all’Euribor offrono una protezione naturale alle grandi manovre di Francoforte. Ma sono più vulnerabili in caso di forti turbolenze sullo spread
di Maximilian Cellino
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I punti chiave
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Cari, vecchi CcT, che fine avete fatto? Il Tesoro ha in circolazione 146 miliardi di eurodi titoli a tasso variabile ed è del tutto naturale che il pensiero torni a loro nel momento in cui la Bce si appresta a varare il primo rialzo dei tassi da oltre un decennio. Le cedole di questi strumenti sono infatti pronte ad adeguarsi alle nuove condizioni di mercato e i loro prezzi sono probabilmente destinati per questo motivo a essere meno volatili e penalizzatirispetto a quelli dei più «popolari» BTp a tasso fisso.
Ne sa qualcosa chi ha visto nel giro di pochi mesi i rendimenti di un BTp decennale arrivare quasi a quadruplicare il proprio valore fino a superare il 4% per poi ripiegare in modo brusco e viaggiare al momento quasi un punto percentuale sotto ai massimi, e soprattutto ha visto i prezzi oscillare di conseguenza. Strumenti indicizzati come CcTeu del Tesoro hanno un andamento più stabileproprio perché, aggiustando ogni 6 mesi i flussi cedolari ai tassi di mercato, riducono questo genere di rischio: per dirla nel gergo degli analisti, sono «neutrali alla duration».
Come funzionano i CcT
Per i CcT al momento in circolazione il parametro da tenere d’occhio è l’Euribor a 6 mesi, perchè a questo valore (maggiorato di uno spread fissato una volta per tutte all’emissione) è legato il flusso cedolare. Il tasso interbancario ha dato improvvisi segnali di risveglio poco più di un mese fa, riemergendo dai valori negativi ai quali era sprofondato alla fine del 2015 (ha toccato un minimo a -0,55%nel bel mezzo delle politiche ultraespansive e anticonvenzionali della Bce) e viaggia in questi giorni addirittura sopra quota 0,5% proprio ad anticipare più mosse restrittive da parte dell’Eurotower.
Ed è quindi anche comprensibile come si stia pensando di nuovo ai CcT come valida alternativa per un portafoglio obbligazionario. La scelta non è però semplice, perché la convenienza in termini relativi dipende da quale piega prenderà in futuro la politica monetaria nell’Eurozona e da quale sarà di riflesso il valore di un tasso a breve come l’Euribor che ne è strettamente influenzato. «In questo particolare contesto storico di possibile recessione, guerra e difficoltà di approvvigionamento delle materie prime e dei componenti, diventa difficile prevedere l’andamento futuro dei tassi», ammette Stefano Meo di Skipper Informatica, arrivando alla conclusione che «per l’investitore retail può essere quindi interessante valutare i bond indicizzati rimanendo comunque su scadenze medio-brevi intorno ai 2 o 3 anni».
Restringendo il campo a simili titoli si può per esempio notare come i rendimenti lordi offerti siano compresi fra lo 0,74% del CcT con scadenza ottobre 2024 e l’1,24% per il CcT aprile 2026. Il calcolo è però effettuato sulla base del valore attuale dell’Euribor 6 mesi (pari appunto allo 0,53%), quando gli analisti vedono il parametro avanzare fino all’1,7% da qui a due anni e oltre l’1,8% a 4 anni. Utilizzando questi valori prospettici, Skipper Informatica arriva a ipotizzare rendimenti lordi compresi tra l’1% e l’1,87 per cento.


