Titoli di Stato

I mercati «graziano» i BTp (per ora). Ma per il Tesoro il conto resta salato

Oltre 1,7 miliardi in più di extra-oneri per finanziare il debito nei primi sei mesi del 2022. E i costi sono destinati a lievitare ancora da qui a dicembre, anche per la variabile inflazione

di Maximilian Cellino

BTp Italia, a chi conviene davvero e perché

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I mercati «graziano» per il momento l’Italia mantenendo su livelli accettabili lo spread BTp-Bund nonostante la crisi di Governo, ma il Tesoro ha il suo bel da fare per tenere a bada l’inevitabile aumento degli oneri di finanziamento del debito provocato dal rincaro dei tassi. Nei primi sei mesi dell’anno il costo medio all’emissione dei titoli di Stato italiani si è attestato allo 0,91%, nove volte in più rispetto al minimo storico (e probabilmente irripetibile) dell’anno precedente.

Una colpa (non del tutto) italiana

L’effetto, giusto per sgombrare ogni dubbio, è legato quasi esclusivamente alle dinamiche di mercato, che hanno visto il livello generale dei tassi obbligazionari (a partire da Bund tedeschi Treasury Usa) aumentare in modo sensibile per riflettere il nuovo scenario di inflazione e di Banche centrali in ritirata rispetto all’atteggiamento ultraespansivo del precedente decennio.

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L’Italia ha in questo poche colpe, se non quella di essere vulnerabile per via dell’ammontare complessivo del proprio debito e di soffrire (anche qui in termini di allargamento dello spread) le mosse della Bce, che ha per il momento in parte abbassato il suo «scudo» protettivo terminando i piani di riacquisto proprio a fine giugno.

Il caro-tassi dei primi sei mesi...

La «bolletta» da pagare per il Tesoro è in ogni caso più pesante: restringendo il campo ai soli titoli a medio-lungo termine emessi finora per un ammontare lordo pari a 162,4 miliardi di euro (quasi due terzi della provvista complessiva attesa per il 2022) il tasso medio registrato nelle aste è secondo le stime degli operatori di mercato più che triplicato dallo 0,44% del 2021 all’1,50% dei primi sei mesi di quest’anno. Un aumento che si traduce in un maggior onere di circa 1,7 miliardi, che si riproporrà poi nei prossimi anni e fino alla naturale scadenza dei bond che è in media 7,09 anni per il debito pubblico italiano complessivo e 6 anni per quello finora emesso nel 2022.

...e quello che ci aspetta da qui a fine anno

Evidente che si tratti di un calcolo del tutto provvisorio, perché con i tassi ancora in tensione e su livelli ben più elevati delle medie registrate da inizio anno, i quasi 100 miliardi lordi da collocare da qui a fine dicembre potrebbero presentare un conto ancora più salato. Il BTp a sette anni, scadenza che corrisponde più o meno alla durata media del nostro debito pubblico, ha registrato tassi medi dello 0,37% nel 2021 e di quasi il 2% nella prima metà di quest’anno, ma viaggia al momento già ben più in alto e attorno al 2,8 per cento. Se soltanto questi livelli venissero confermati da qui a fine anno si potrebbero ipotizzare ulteriori extra-costi rispetto al 2021 dei record (al ribasso) per oltre 2 miliardi.

Gli extra-costi da inflazione

Ma non è finita qui: se a tutto questo si somma poi che ogni punto percentuale di inflazione costa secondo le stime di Moody’s all’anno al Tesoro italiano 1,8 miliardi di euro di interessi passivi sui titoli indicizzati al caro-vita (BTp Italia, ma non solo) che sono stati emessi si rischia di aggiungere al conto ancora tra 4 e 7 miliardi per i soli effetti legati all’andamento globale dell’economia e del mercato. Abbastanza, insomma, per capire che non è forse il caso di aggiungere la variabile politica a uno scenario di per sé già abbastanza complesso.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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