Mercati

La crisi vista dai mercati: sale lo spread, ma cadono più le banche. Ecco perché

Le dimissioni di Draghi provocano un rialzo serale del differenziale BTp-Bund a 236 punti. Le vendite si concentrano sulle banche in Borsa. E sui Cds.

di Morya Longo

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Banco Bpm da inizio anno ha perso in Borsa il 14,1%. Ma il grosso di questa caduta l’ha fatto solo negli ultimi giorni, dato che il 12,5% l’ha perso da lunedì scorso. E nella sola giornata di giovedì ha lasciato sul parterre di Borsa il 5,3%. Il caso di Banco Bpm è il più eclatante, ma racconta - insieme all’andamento disastroso in Borsa di tutte le banche italiane - come si sta muovendo il mercato in questi giorni di crisi di Governo: non potendo colpire più di tanto i titoli di Stato (perché sono coperti potenzialmente dallo scudo anti-spread su cui sta lavorando la Bce), gli investitori stanno picchiando duro le banche italiane. Perché sono considerate succedanee del rischio-Italia.

Così se lo spread tra BTp e Bund all’orario di chiusura delle Borse risultava salito da 208 a 216 punti base (volando solo in serata a 236), sono state le banche a pagare maggiormente la crisi di Governo in Borsa: UniCredit -6,1%, Bper Banca -6,2%, Fineco -5,1%, Banca Mps -7%, Banco Bpm -5,3%, Intesa -5,5%. Alla fine la Borsa di Milano è stata la peggiore d’Europa (in una giornata nera per tutti i listini), perdendo praticamente il doppio delle altre: -3,44%.

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I tre indicatori chiave

Quando i mercati hanno chiuso, Draghi era appena sceso dal Quirinale. Ancora non si era dimesso. Ancora il Presidente Mattarella non aveva respinto le dimissioni. Ma già si sperava in un esito benigno della crisi. Per questo, rispetto ai minimi di giornata, la chiusura della Borsa è stata un po’ meno dura. In ogni caso, qualunque sia l’esito di questa crisi di Governo, la reazione di giovedì aiuta a capire cosa pensano e come si muovono gli investitori. Tre sono i parametri da guardare e tutti e tre raccontano una storia specifica: lo spread tra BTp e Bund, le banche in Borsa e i credit default swap (in gergo Cds). Cioè le polizze assicurative contro il default di un Paese. Vediamoli uno per uno.

Banche e spread

Come già accennato, sul mercato dei titoli di Stato non c’è stata una reazione eccessiva di fronte alla crisi di Governo per tutta la giornata. Solo in serata, a Borse chiuse, lo spread BTp-Bund è salito a 236 punti base dai 208 di mercoledì. Il punto è che i titoli di Stato sono ormai meno significativi come “termometro”, perché sono “anestetizzati” dalla Bce: il mercato attende infatti che la Banca centrale annunci i dettagli tecnici dello scudo anti-spread (probabilmente in estate o a settembre), per cui fino a quel giorno ci sono meno incentivi a mettersi contro i BTp italiani. Nonostante questo, e la tenuta dello spread tutto il giorno, in serata c’è stato un balzo improvviso a 236 punti base.

Il fatto che lo scudo protegga comunque i nostri titoli di Stato è positivo per un Paese iper-indebitato per l’Italia, perché taglia le gambe alla speculazione. Ma lancia anche a Francoforte un messaggio ben preciso: il mercato ha grandi aspettative sullo scudo, per cui la Bce dovrà soddisfarle per evitare successivi effetti-boomerang. Purtroppo lo scugdo Bce in gestazione non funziona con le banche: così - come già accaduto in passato - su di loro si sono concentrate le vendite di chi vuole coprirsi dal rischio-Italia.

Le polizze anti default

Ma c’è un altro modo per coprirsi da questo rischio: comprare Cds, cioè polizze che proteggono dal rischio di default. Sull’Italia (come su tutti i Paesi europei) esistono due diverse tipologie di Cds: quelli vecchi (che coprono chi li acquista dal solo rischio di default di un Paese) e quelli nuovi (che coprono dal rischio di default e dal rischio di ridenominazione, cioè dall’ipotesi che un Paese esca dall’euro).

Ebbene: giovedì sono saliti i premi da pagare per comprare queste “polizze” su entrambi i Cds, ma molto più sui secondi. I Cds “vecchi” hanno aumentato il premio da 72 a 77 punti base: questo significa che per assicurare dal rischio di default dell’Italia un’esposizione da 100 euro, oggi bisogna pagare lo 0,77% cioè meno di un euro. A salire molto di più è stato il Cds nuovo, quello che assicura gli investitori esposti sull’Italia anche dal rischio di uscita dall’euro: da 148 punti base è lievitato a 161. Si tratta sempre di livelli contenuti, non certo da allarme.

Ma un messaggio il mercato dei Cds lo lancia: il timore sotterraneo (e ripetiamo: minimo) è che alla fine di questa crisi politica l’Italia possa tornare alla retorica anti-euro che tanto spaventa gli investitori.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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