Recessioni sì, ma diverse: ecco perché l’euro è ai minimi da 20 anni sul dollaro
Il mercato sconta l’arrivo della recessione sia in Usa sia in Europa, ma con tempi e intensità diverse. Ecco la chiave per capire il super-dollaro
di Morya Longo
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I punti chiave
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Ormai è lo sfasamento temporale a fare la differenza. Il mercato è sempre più convinto che in recessione ci andranno sia l’Europa, sia gli Stati Uniti. Ma lo faranno in momenti diversi e probabilmente con intensità differenti: l’Europa ci arriverà prima e forse in modo più duro, a causa della crisi del gas che colpisce nel breve. Gli Stati Uniti più tardi, abbattuti nel medio termine - scommette il mercato - dall’aggressiva politica della Federal Reserve per sconfiggere l’inflazione.
È per questo sfasamento di tempo e intensità che l’euro continua a perdere quota nei confronti del dollaro: la moneta unica martedì ha toccato i minimi da 20 anni, perdendo in un solo giorno l’1,75% e tornando vicino alla parità (1,0242 in serata). Una caduta che da inizio anno sfiora il 10% e dai massimi toccati il 13 gennaio arriva al 10,60%.
E dato che il mercato ormai vede recessione da tutte le parti, anche le Borse hanno vissuto un’altra giornata di passione. Quelle europee martedì sono cadute tutte quasi del 3%: Milano -2,99%, Francoforte -2,91%, Parigi -2,68% e Londra -2,86%. Negative anche quelle americane, che però - a conferma delle differenze tra le due sponde dell’Atlantico - hanno tenuto un po’ meglio. Ma non si sono rincuorate neppure in attesa di un accordo tra Stati Uniti e Cina per ridimensionare i dazi in un’ottica anti-inflazione.
Recessioni sfasate: il caso europeo
Il tempo è la chiave per capire la caduta dell’euro. Il mercato ora guarda con grande apprensione all’Europa, dove la crisi del gas (unita a quella delle materie prime e idrica) rischia di far arrivare la recessione molto presto. E con una certa forza. Questo mette una nuova pressione sulla Bce: da un lato la banca centrale dovrebbe alzare i tassi d’interesse per combattere l’inflazione che è arrivata in Europa all’8,6%, dall’altro però dovrebbe evitare di alzarli perché la crisi del gas rischia di colpire duro l’economia.
Se già il rincaro del gas pesa sui consumi, allora non è più necessario che la Bce aumenti i tassi come prevedeva fino a poco tempo fa. Proprio per questo motivo il mercato ha ridimensionato le attese sulla stretta monetaria della Bce: se solo tre mesi fa erano attesi rialzi del costo del denaro per 190 punti base nell’intero 2022, ora le aspettative sono ridotte a 140 punti base. Idem nel breve: se prima a luglio era prevista la possibilità che la Bce si muovesse di 50 punti base, ora ne sono attesi solo 25.


