Gas, a rischio il 60% dei flussi dalla Norvegia: il prezzo tocca 175 euro
Lo sciopero dei lavoratori del settore blocca i primi giacimenti norvegesi: prevista un’escalation che potrebbe privare il mercato europeo di volumi di gas pari a un decimo del fabbisogno. Il tutto a pochi giorni dallo stop al gasdotto russo Nord Stream
di Sissi Bellomo
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L'Europa, già a corto di gas, sta perdendo anche le forniture dalla Norvegia: tre giacimenti sono fermi da martedì 5 luglio a causa di uno sciopero e se non si troverà al più presto una soluzione alla vertenza i flussi rischiano di ridursi del 56% entro sabato 9: una perdita di 178 milioni di metri cubi al giorno, pari a oltre un decimo del fabbisogno nel Vecchio continente.
L'avvertimento lanciato dall'associazione locale di settore, Norsk Olje & Gass (Nog), prefigura un impatto della protesta ancora più pesante del temuto. E il mercato ha reagito con un ulteriore strappo al rialzo dei prezzi: dopo l'aumento del 10% registrato lunedì 4: il combustibile ha superato quota 175 euro per Megawattora al Ttf, un record da quattro mesi, prima di attestarsi intorno a 163 euro, poco mosso rispetto alla seduta precedente ma comunque su valori doppi rispetto a metà giugno.
La Commissione europea sta analizzando misure per contrastare i rincari «estremi», ha confermato la responsabile della Concorrenza Margrethe Vestager, precisando che le proposte di Bruxelles saranno presentate nella seconda metà di luiglio e che puntano anche ad «evitare che l’energia idraulica, solare o eolica diventi costosa quanto il gas».
Il rally di questi giorni sembra davvero difficile da fermare, visto che l’offerta di gas sta diventando sempre più scarsa, soprattutto – ma non più soltanto – da parte della Russia. A sollevare apprensione è in primo luogo il conto alla rovescia per il fermo del gasdotto Nord Stream, in manutenzione dall’11 al 21 luglio: la necessità di ricorrere a fornitori alternativi aumenterà e rischiano di non esserci volumi sufficienti per soddisfare i consumi e al tempo stesso mettere da parte scorte per l’inverno.
Anche il prezzo dell’elettricità vola (addirittura al record storico di 328 €/MWh lunedì 4 sul principale mercato europeo, quello tedesco) in un mercato reso ancora più difficile dalla siccità che prosciuga i bacini idroelettrici e dagli infiniti problemi del nucleare francese: Edf, che ha già metà dei reattori fermi per riparazioni ha anticipato il rischio di ulteriori stop perché in questa estate torrida scarseggia l’acqua per raffreddare gli impianti.



