La crisi del gas travolge Uniper, Gazprom revoca la cedola e crolla in Borsa
La società tedesca da metà giugno riceve appena il 40% del gas russo e deve compensare con acquisti (costosissimi) sul mercato. Ora lancia un profit warning e chiede aiuto allo Stato, che potrebbe entrare come azionista: come aveva fatto con Lufthansa
di Sissi Bellomo
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La crisi del gas si fa sempre più pesante, mettendo a rischio le società che importano dalla Russia ma anche la stessa Gazprom, che ha revocato il pagamento dei dividendi per il 2021: una decisione senza precedenti da un quarto di secolo, giustificata con l’aumento delle tasse e la necessità di finanziare investimenti in patria, che le ha fatto perdere quasi il 30% del valore alla Borsa di Mosca.
L’allarme più forte è però suonato nelle stesse ore in Germania, dove Uniper – il maggiore cliente di Gazprom – ha alzato bandiera bianca chiedendo l’aiuto dello Stato perché teme di essere travolta dagli extra costi che deve sopportare a causa delle mancate consegne di gas russo.
La società ha lanciato un profit warning ed è ora in trattative col Governo tedesco per un salvataggio che potrebbe vedere l’ingresso dello Stato come azionista, sul modello di quanto Berlino aveva fatto nel 2020 con Lufthansa, messa in ginocchio dalla pandemia da Covid.
Uniper spiega che da metà giugno, quando Gazprom ha ridotto la portata del Nord Stream, riceve appena il 40% del gas russo che le spetta per contratto e che è costretta a «procurarsi volumi sostitutivi a prezzi notevolmente più alti»: costi supplementari di 30-40 milioni di euro al giorno, stimano gli analisti, che la società lamenta di non poter scaricare a valle, sulle bollette dei clienti, e che quindi si traducono in un «fardello finanziario significativo».
Uniper di certo non è l’unico cliente di Gazprom a trovarsi sotto pressione. Appena una settimana fa, dichiarando lo «stato di allarme» sugli approvvigionamenti di gas, il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck aveva avvertito che «l’intero mercato rischia a un certo punto il collasso», con un «effetto Lehman nel sistema energetico» che andrebbe ben oltre i confini della Germania.


