Prezzi boom

Europa a corto di gas russo: effetto domino dopo i tagli sul Nord Stream

Mentre l’impatto del calo di forniture si estende a tutto il continente e la Germania si prepara a misure di razionamento. Intanto Mosca alimenta l’allarme e fa volare i prezzi, avvertendo che il gasdotto rischia di fermarsi del tutto

di Sissi Bellomo

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Sul mercato del gas la situazione precipita di ora in ora. La chiusura dei rubinetti del Nord Stream – principale rotta di esportazione dalla Russia, che ormai funziona al 40% della capacità – ha provocato un prevedibile effetto domino che sta travolgendo l’Europa intera, alimentando un poderoso e rapidissimo aumento dei prezzi dell’energia.

Il combustibile si è spinto a sfiorare quota 150 euro per Megawattora al Ttf, con rialzi che anche giovedì 16 in alcune fasi si sono avvicinati al 25% e un rincaro da inizio settimana di quasi il 60% (a fine giornata il gas per luglio valeva 127,8 €/MWh).

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L’elettricità segue a ruota. Così il riferimento italiano, il Prezzo unico nazionale (Pun), ha registrato punte vicine a 370 €/MWh sul mercato del giorno prima. Appena una settimana prima era sotto 200 euro.

LA CORSA DEL GAS

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Gazprom – che mercoledì 15 aveva comunicato all’Eni una riduzione del 15% delle forniture – giovedì 16 ha inviato in Italia appena il 65% del gas richiesto (le nomine sono però aumentate, col risultato che abbiamo ottenuto un po’ di più del giorno precedente: 32 milioni di metri cubi in tutto, comunque insufficienti a recuperare i volumi perduti).

La giustificazione per i “tagli” alla fine arrivata ed è proprio quella che aveva ipotizzato Il Sole 24 Ore : Gazprom, riferiscono da San Donato, ha attribuito le mancanze ai «problemi all’impianto di Portovaya», la stazione di compressione di Nord Stream che non riesce a riparare perché le sanzioni impediscono a Siemens Energy di far rientrare una turbina dal Canada (e di inviarne altre per analoghe manutenzioni).

Le difficoltà ci sono davvero. Ma i russi ora soffiano sul fuoco, alimentando ogni giorno di più l’allarme (e i rincari del gas). Ai problemi di Nord Stream «non c’è soluzione» ha affermato il ceo di Gazprom Alexey Miller, e potrebbero aggravarsi visto che ci sono molte componenti del gasdotto che necessitano di manutenzioni a luglio (quando è già previsto che i flussi si fermino a causa dei lavori tra l’11 e il 20 del mese).

L’inviato russo presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, ha avvertito che Nord Stream potrebbe essere chiuso: «C’è da chiedersi perché Siemens debba mandare le turbine in Canada per riparazioni, quando saranno tutte lì il gasdotto si fermerà e penso che per la Germania sarà una catastrofe».

Anche il vicepremier russo Alexandr Novak ha accennato alle turbine di Siemens, di cui Mosca «potrebbe non aver più bisogno». Ma soprattutto ha rivendicato la possibilità di disporre liberamente di come sfruttare le risorse energetiche: «Nostro il prodotto, nostre le regole».

Mentre stava parlando di fronte alla platea (quest’anno molto più scarna) del Forum di San Pietroburgo, il premier italiano Mario Draghi era in visita di Stato in Ucraina insieme al presidente francese Emanuel Macron e al cancelliere tedesco Olaf Scholz. Una coincidenza di eventi che solleva ulteriori dubbi di strumentalizzazione delle traversie del Nord Stream.

Segnalazioni di una brusca riduzione dei flussi di gas dalla Russia sono intanto arrivate, com’era facilmente immaginabile, anche da Engie in Francia e da Omv in Austria. E poi ovviamente ci sono gravi difficoltà in Germania, il Paese in cui approda il gasdotto del Mar Baltico, che ha sentito per primo l’impatto e che rischia più di altri visto che non riceve più forniture da Mosca nemmeno sulla linea Yamal-Europe, non ha ancora nessun rigassificatore e (a differenza dell’Italia) non dispone di pipeline che la colleghino al Nord Africa o alle risorse del Caspio.

Berlino continua a rassicurare di essere in grado per ora di ottenere rifornimenti alternativi, benché «più costosi», ma ha già iniziato a studiare misure di razionamento dei consumi. Il ministro dell’Economia e vicepremier Robert Habeck ha dichiarato che la situazione è «seria» e che per cittadini e imprese «è arrivato il momento» di risparmiare energia: «Ogni singolo kilowattora ci aiuta in questa situazione», ha affermato in un messaggio video su Twitter.

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