Meno gas dalla Russia e dagli Usa, il prezzo vola del 20% e torna a 100 euro
Riparazioni al Nord Stream ostacolate dalle sanzioni e Gazprom riduce del 40% i flussi verso la Germania. Intanto dopo l’incendio si allungano a 90 giorni i tempi di ripristino del terminal Freeport Lng, da cui arriva un quinto dell’export di gas liquefatto dagli Usa
di Sissi Bellomo
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Giornata nera sul mercato del gas in Europa, con prezzi che sono tornati a bucare la soglia dei 100 euro per Megawattora al Ttf, con punte di rialzo superiori al 20% nel pomeriggio di martedì 14. A risvegliare il rally è stato un ulteriore crollo delle forniture russe, stavolta dovuto a “problemi tecnici” che riguardano il Nord Stream, l’unico gasdotto di cui finora Gazprom aveva sfruttato per intero la capacità, con flussi verso la Germania che si erano sempre mantenuti non solo abbondanti ma anche regolari.
E siccome le disgrazie non vengono mai sole, anche dagli Stati Uniti è arrivata nel frattempo una pessima notizia: le riparazioni al terminal Freeport Lng – responsabile di un quinto delle esportazioni di gas liquefatto «made in Usa» (e del 10% di quelle verso l’Europa, stima Rystad) – dureranno almeno 90 giorni anziché le tre settimane ipotizzate subito dopo l’esplosione e l’incendio che l’8 giugno hanno messo ko l’impianto.
Nella nota diffusa martedi 14 la società afferma di non essere ancora riuscita a capire la causa che ha scatenato l’incidente, ma di aver accertato che l’estensione dei danni è limitata ad una condotta che collega l’area di stoccaggio del Gnl al molo dove vengono caricate le metaniere: un aggiornamento che non cancella del tutto il sospetto di un sabotaggio.
La vicenda del Nord Stream
A scatenare teorie complottiste, come si può ben immaginare, è però soprattutto la vicenda del Nord Stream che di fatto comporterà un «taglio» del 40% delle forniture di gas russo alla Germania. Capire quanto ci sia di volontario da parte di Gazprom e quanto invece sia da imputare a cause di forza maggiore è un esercizio retorico che lascia il tempo che trova: le due componenti molto probabilmente ci sono entrambe.
I problemi – a livello pratico – nascono dalle sanzioni occidentali contro la Russia, che impediscono a Siemens Energy, multinazionale tedesca, di far arrivare da una sua fabbrica in Canada una turbina che le è indispensabile per completare una riparazione ai compressori del gasdotto nel Mar Baltico. Una seconda turbina invece non può essere inviata oltre Oceano per manutenzioni. «Abbiamo informato il Governo canadese e quello tedesco e stiamo lavorando a una possibile soluzione», si è giustificata Siemens Energy.


