Gas liquefatto, un «incidente» riduce di un quinto le forniture dagli Usa
Un’esplosione per cause ancora misteriose ha messo fuori uso per almeno tre settimane il terminal Freeport Lng, in un periodo in cui l’Europa ha più che mai bisogno di gas e la Cina si riaffaccia sul mercato dopo i lockdown
di Sissi Bellomo
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Un misterioso «incidente» ridurrà di un quinto la capacità di esportazione di gas liquefatto dagli Stati Uniti per «almeno tre settimane». È accaduto al terminal Freeport Lng, a Quintana Island, in Texas, dove alle 11.40 di mercoledì 8 (le 18.40 in Italia) si è verificata un’esplosione seguita da un incendio, le cui cause sono ancora oggetto di accertamento: un’indeterminatezza che agita sospetti, anche se non è emerso alcun elemento a sostegno dell’ipotesi di un atto doloso, men che meno di un attentato, magari di matrice russa.
Non c’è stata nessuna vittima e la popolazione dell’area non corre alcun rischio, ha subito precisato la società che gestisce l’impianto. Ma le riparazioni e la messa in sicurezza richiederanno tempo. Ed è probabile che ad accusare il maggior danno sarà l’Europa, assetata di gas e determinata a ridurre (fino ad azzerare nel 2027) le forniture da Mosca.
L’imprevisto ha aperto una falla improvvisa nella principale ciambella di salvataggio su cui il mercato europeo ha fatto affidamento: il Gnl «made in Usa». E i prezzi del gas – che dopo mesi di folle corsa si stavano raffreddando – sono subito tornati in tensione: al Ttf c’è stata un’impennata del 15% sulla notizia, fino a 92 euro per Megawattora, rialzo che si è poi ridimensionato intorno all’8 % (in chiusura il gas per luglio valeva 86,2 €).
Reazione inversa invece negli Usa, dove le quotazioni del gas al Nymex sono affondate in poche ore di oltre il 12%, avvicinandosi a 8 $/MMBTu, dopo che solo mercoledì 8 avevano aggiornato il record da 13 anni a 9,322 $. Con Freeport fuori gioco l’export diminuisce e per gli Usa forse sarà più facile ricostituire le scorte di gas (oggi troppo basse) in vista dell’inverno.
Purtroppo in Europa è probabile che accada il contrario: le iniezioni negli stoccaggi – che dopo un’avvio stentato oggi, fa notare Reuters, hanno raggiunto ritmi da primato – potrebbero rallentare se non addirittura cedere il passo a prelievi anticipati, un rischio molto concreto specie se per qualche motivo si riducessero anche altre fonti di approvvigionamento.


