Non è più l’inflazione a preoccupare: ecco perché cadono tassi, Borse e commodity
Nel giorno in cui in Gran Bretagna il costo della vita sale al 9,1%, massimo da 40 anni, i mercati guardano già avanti. E temono la recessione.
di Morya Longo
3' min read
I punti chiave
3' min read
L’inflazione in Gran Bretagna raggiunge il 9,1%, in linea con le attese ma comunque al massimo da 40 anni. Il Presidente della Fed ribadisce al Senato Usa che la banca centrale ha fatto della lotta al costo della vita la sua missione, tanto che potrebbe alzare i tassi anche oltre la loro semplice «normalizzazione». E il BTp Italia, strumento anti-inflazione per antonomasia, raccoglie in tre giorni tra i risparmiatori italiani 7,2 miliardi di euro: seconda maggior partecipazione dal 2014 per questo tipo di strumenti, dopo il boom del 2020.
Eppure, mentre i dati macroeconomici e i discorsi dei banchieri centrali sono tutti orientati sul tema dell’inflazione, i mercati guardano già avanti. Sono già oltre: ormai sono entrati in modalità recessione. Sono convinti che la lotta all’inflazione da parte delle banche centrali, unita allo shock energetico che colpisce soprattutto l’Europa, non lascerà scampo alle economie di mezzo mondo. Insomma: i mercati prezzano sempre più il forte rallentamento economico. L’inflazione è diventato un capitolo ormai vecchio. Come un film già visto.
Modalità recessione
L’andamento di tutti i mercati finanziari sembra quasi metterlo per iscritto. Oggi 22 giugno sono innanzitutto calati i prezzi di tutte le materie prime: dal petrolio (con il Brent che ha perso il 2,62% mercoledì e il 12,8% dai massimi) al rame (che mercoledì è arrivato al minimo da 15 mesi perdendo il 2,50% e il 18,2% dai massimi). Segno che il mercato inizia a scontare una frenata dell’economia globale e dunque un minor consumo di materie prime.
Poi sono scesi in maniera consistente i rendimenti dei titoli di Stato: i Bund decennali sono passati dall’1,76% di martedì all’1,63% di mercoledì sera, i Treasury Usa sono calati dal 3,28% al 3,15% e anche i tassi dei BTp sono scesi da 3,79% a 3,65%. Questo significa da un lato che gli investitori sono andati in cerca di beni rifugio come i Bund e i Treasury, dall’altro che iniziano a ipotizzare futuri ribassi dei tassi a causa della futura recessione: questo ha fatto salire i prezzi e scendere i rendimenti dei titoli di Stato. Tutti.
Infine le Borse: quelle europee hanno aperto in pesante ribasso (oltre il 2%), poi hanno recuperato terreno con l’apertura di quelle americane ma hanno chiuso comunque in frenata: Milano -1,36%, Parigi -0,81%, Francoforte -1,11%. Solo negli Usa i listini sono restati in positivo.


