Allevamento

Ecco i salumifici italiani che rispettano di più il benessere dei suini

L’associazione Essere Animali passa al setaccio le politiche dei principali brand sull’uso delle gabbie e sul taglio delle code dei maiali

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Tre promossi su otto. Per il secondo anno consecutivo l’associazione Essere Animali ha dato i voti ai principali produttori italiani di salumi in tema di rispetto del benessere animale dei suini utilizzati per confezionare i loro prodotti. Il risultato, su otto marchi analizzati, non è dei più lusinghieri. Stando ai dati raccolti dagli animalisti, Fumagalli rimane l’unica azienda ad essere impegnata su tutta la filiera che copre gli elementi del benessere animale, dall’eliminazione delle gabbie per le scrofe al rifiuto del taglio della coda. Beretta e Citterio incassano una valutazione migliore rispetto all’anno scorso.

Zero punti invece prende Casa Modena mentre si posizionano poco più su, a 0,5 punti, Fiorani e Levoni. Resta stabile con lo stesso punteggio dell’anno scorso Rovagnati, e infine Negroni peggiora di 1,5 punti: dalla sua comunicazione aziendale risultano spariti gli impegni a eliminare il taglio della coda e a fornire materiale manipolabile e lettiera almeno a una parte delle loro filiere.

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“Aziende sotto osservazione”

Il progetto “Aziende sotto osservazione” è parte della campagna Sos Pig di Essere Animali ed è pensato per fornire ai consumatori informazioni sull’impegno di ciascuna azienda nell’eliminare le principali problematiche di benessere animale dalle proprie filiere: dall’utilizzo di gabbie per le scrofe durante gravidanza e allattamento al ricorso a mutilazioni dolorose come il taglio della coda, dalla riduzione del consumo di antibiotici all’utilizzo di certificazioni significative e trasparenti.

L’uso delle gabbie per le scrofe non è di per sè vietato dalla legislazione nazionale ed è attualmente legale nella maggior parte dei Paesi europei, ma viene considerato anche dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) un metodo di allevamento non compatibile con il rispetto del benessere animale. Per questo motivo, a seguito della campagna End the Cage Age promossa da Ciwf, la Commissione europea si è impegnata a vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti per tutti gli animali. In Italia sono ancora 40 milioni gli animali allevati in gabbia ogni anno.

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I dati a luglio 2024

Quanto al taglio della coda, invece, si tratta di una pratica illegale se effettuata in maniera sistematica e in violazione della direttiva Ue 120 del 2008. Secondo i dati forniti a luglio 2024 dal ministero della Salute, nel nostro Paese gli allevamenti che non tagliano la coda rappresentano solo il 14% della produzione nazionale suinicola, mentre sono il 55% quelli che dichiarano di aver introdotto solo alcuni gruppi di animali a coda non tagliata. Questo - sostengono gli attivisti di Essere Animali - significa che più dell’80% degli allevamenti italiani continua a praticare il taglio della coda sulla maggior parte o sulla totalità dei suini.

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«Levoni è tra le aziende italiane a fare peggio secondo la nostra analisi - sostiene Elisa Bianco, responsabile di corporate engagement di Essere Animali - le immagini provenienti da 11 allevamenti che riforniscono il loro macello che ci sono state inviate non lasciano dubbi: serve un impegno immediato da parte di una delle aziende leader nella produzione di salumi per mettere fine alle sofferenze di scrofe e suini nella loro filiera, in linea con le disposizioni di legge come nel caso del taglio della coda ma anche rispettose della sensibilità di italiane e italiani».

Il sistema intensivo

In Italia il sistema intensivo costituisce il metodo di allevamento maggiormente diffuso. Nel Nord Italia si concentra quasi il 90% della produzione suinicola del nostro Paese, con tre regioni in testa: Lombardia (48%), Piemonte (16%) ed Emilia-Romagna (12%). In Lombardia, in particolare, più dell’80% dei suini è allevato in allevamenti convenzionali.

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