Biocombustibili, Eni vara il primo agri-hub in Kenya
Avviato un impianto da 15mila tonnellate, con il raddoppio previsto nel 2023 - Al via una fase pilota in Congo per attività analoghe, acordi e studi di fattibilità anche in Mozambico, Angola, Costa d’Avorio, Benin, Kazakistan e Ruanda
di Matteo Meneghello
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Eni compie un primo passo per la diversificazione nel settore agro-industriale completando a Makueni, in Kenya, la costruzione dello stabilimento per la raccolta e spremitura di semi oleaginosi, avviando la produzione del primo olio vegetale per bio-raffinerie. L’agri-hub di Eni, il primo nel Paese e nell’intero continente africano e il primo progetto integrato al mondo a inserire l’Africa nella filiera verticale della bio-raffinazione, avrà una capacità installata pari a 15mila tonnellate con una produzione prevista per quest’anno di 2.500 tonnellate.
L’agri-hub kenyota, in particolare, lavorerà semi di ricino, di croton e di cotone per estrarre olio vegetale. Si tratta di materie prime sostenibili, agri-feedstock che - sottolinea Eni una nota - non sono in competizione con la filiera alimentare perché provenienti da coltivazioni resistenti all’aridità e adatte a crescere su terreni degradati; si tratta, come detto, di ricino, di semi raccolti da piante spontanee (come nel caso del croton) e di co-prodotti della filiera del cotone in un’ottica di economia circolare. Nell’impianto si produrranno inoltre mangimi e bio-fertilizzanti, derivati dalla componente proteica dei semi, a beneficio delle produzioni zootecniche e alimentari, fornendo un contributo alla sicurezza alimentare. Il centro funzionerà anche come polo di formazione e supporto tecnico agli agricoltori.
«Questo progetto incarna tutti i pilastri dell’approccio di Eni alla sostenibilità - spiega Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni -. La neutralità carbonica, perché la bio-raffinazione è un elemento importante nel nostro percorso verso le zero emissioni al 2050. L’eccellenza operativa, perché abbiamo concluso i lavori nei tempi previsti, a un anno dall’accordo con il governo kenyota e a sei mesi dall’avvio del cantiere, con più di 200mila ore lavorate senza alcun incidente. Infine lo sviluppo sociale, con benefici in termini occupazionali: abbiamo coinvolto 25mila agricoltori e impiegato fino a 200 persone al giorno nella costruzione del centro. Nel nostro modello di integrazione verticale la coltivazione dei semi è demandata agli agricoltori locali in modo da promuovere l’accesso al mercato garantendo l’accesso alla terra».
Il progetto in Kenya prevede la realizzazione di un secondo impianto che consentirà di raggiungere nel 2023 una capacità complessiva di 30mila tonnellate all’anno di olio vegetale e lo sviluppo delle filiere agricole associate. Ma Eni è pronta ad allargare il raggio d’azione in tutto il comparto agro-industriale. Nel corso dell’ultimo anno sono stati firmati accordi in diversi Paesi tra cui Congo, Mozambico, Angola, Costa d’Avorio, Benin, Kazakistan e Ruanda. Per questi Paesi, così come per l’Italia, sono stati avviati studi di fattibilità con l’obiettivo di condurre nelle realtà più mature una prima fase di attività agricola a partire da quest’anno per poi procedere con la costruzione di impianti di spremitura di semi per la bio-raffinazione. «Puntiamo a coprire il 35% dell'approvvigionamento delle nostre bioraffinerie entro il 2025, grazie all’integrazione verticale della filiera degli agri-feestock e del waste&residue che ci permetterà di assicurare volumi di olio vegetale in un contesto sfidante in termini di prezzi, domanda crescente di energia e disponibilità di oli sostenibili» spiega Luigi Ciarrocchi, Direttore CCUS, Forestry e Agri-Feedstock di Eni.
Dopo la firma di un protocollo d’intesa con la Repubblica del Congo lo scorso ottobre, in particolare, è stata immediatamente avviato una fase pilota nei dipartimenti del Niari, Pool, Bouenza e Kouilou che ha permesso di definire un piano industriale con l’inizio della produzione già l'anno prossimo. «Stiamo infatti avviando la costruzione di un primo agri-hub a Loudima, nel dipartimento della Bouenza, da 20mila tonnellate all’anno di olio vegetale. Così come in Kenya, anche nella Repubblica del Congo stiamo puntando sul ricino - spiega Mirko Araldi, managing director di Eni in Congo -. Sarà un impianto di trasformazione di semi in olio, ma anche un centro polifunzionale nel quale gli agricoltori locali potranno avvalersi di formazione e supporto tecnico. Proseguiremo con la costruzione di altri agri-hub ed entro il 2026 prevediamo di raggiungere una produzione di 150mila tonnellate di olio all’anno con 90mila addetti ai lavori nella filiera agricola. È una grande opportunità di sviluppo e di diversificazione dell'economia del paese».


